NO FRICO NO PARTY!

Il piatto della serata doveva essere il “frico” ! Così mi era stato “commissionato”. A me, che il frico non l’avevo mai sentito nominare! Per prima cosa sono partita alla ricerca di notizie sul frico tra wikipedia, giallozafferano, paesionline, facebook e quant’altro e in breve tempo, coinvolgendo anche una serie di persone, sono riuscita ad avere notizie su questo tipico piatto friulano. La richiesta derivava principalmente da ricordi nostalgico goliardici del richiedente e, vista la composizione degli ingredienti oltre alla medesima appartenenza geografica, poteva sicuramente riuscire ad equilibrare l’abbinamento con i vini in degustazione. I Clivi, appunto, tocai friulani della zona dei colli orientali del Friuli. Il frico è un piatto a base di formaggio di origine carnica e si presenta in due versioni, friabile e morbido. Il frico friabile o croccante è molto sottile ed è fatto di solo formaggio che viene fritto in olio bollente, il morbido con patate e/o con cipolle, erbe aromatiche e persino con le mele. Per il Frico… che al fâs ai muarts tirâ il flât (...Frico che fa respirare i morti!) è essenziale il Montasio o Latteria o Malga stagionato da 6 a 12 mesi. Ebbene: niente Montasio, niente Frico! Sono stata categorica. Ho rimediato, quindi, con un trittico di piatti che, sebbene gustosi, non sono riusciti complessivamente a reggere l’abbinamento. La sperimentazione consiste proprio in questo e quando le ciambelle non escono col buco ci si rimbocca le maniche affinché la prossima volta riescano meglio. Scodelline di bufala con peperonata, rotolini di vitello con provolone piccante e pancetta e farfalle fredde alle verdure: tra questi il rotolino è risultato essere il giusto compagno dei Tocai dei Clivi. Vini di struttura e di carattere, dai toni olfattivi sussurrati e non invadenti, con acidità sottile e non marcata e di decisa sapidità. Le scodelline di mozzarella con peperonata, che ricordava vagamente i peperoni agrodolci della terra materna uniti alla bufala campana, non hanno retto l’accostamento con il vino. La lunga persistenza del tocai ha coperto la dolcezza dei peperoni che in qualche modo cozzava anche con la spiccata sapidità dei vini. Probabilmente con le dolcezze è meglio “lavorare” di concordanza e i Riesling di qualche sera prima sarebbero andati decisamente meglio. In ogni caso le scodelline sono molto gustose, da ripetere e magari da riproporre… con il giusto abbinamento. Qui vi lascio la ricetta dei rotolini di vitello, recuperata da un vecchio sale&pepe (molto vintage) e disarmante per la sua semplicità!

Ingredienti per quattro persone

8 fettine sottili di fesa di vitello
8 fettine di pancetta
60 gr. di provolone piccante
Salvia
Vino bianco secco
Burro
Sale e pepe


Appiattite leggermente le fette di carne con il batticarne; se sono grandi dividetele a metà nel senso della lunghezza e disponete su ognuna una fettina di pancetta. Riducete il formaggio a scagliette sottili, distribuitelo sulle fette di carne e pancetta e formate degli involtini che fermerete con uno stuzzicadenti. Scaldate poco burro in una padellina e quando si sarà sciolto aggiungete qualche fogliolina di salvia, aggiungete gli involtini e fate rosolare uniformemente a calore moderatamente vivace girandoli da ogni parte. Bagnateli con una spruzzata di vino, regolate di sale, profumate con una macinata abbondante di pepe e proseguite la cottura per 5 minuti. Serviteli caldissimi irrorati con il loro fondo di cottura.

Adele Chiagano


posted by Mauro Erro @ 10:48,

1 Comments:

At 15 luglio 2009 13:32, Anonymous Alessandro Franceschini said...

Che bontà il Montasio! Che ricordi, ahimé!

 

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