Greco di Tufo 2005 "Pietrarosa" - Pasqualino Di Prisco

Dopo le vicissitudini commerciali legate al vecchio distributore, Pasqualino Di Prisco torna in carreggiata. Taurasi, Aglianico, Greco di Tufo, Fiano di Avelino e Coda di Volpe i suoi vini, Carmine Valentino l’enologo e Fontanorosa la sede della sua cantina. Molti lo conoscono per il suo Taurasi che in alcune annate come la 2004 ha primeggiato, ma io ho spesso apprezzato anche i suoi bianchi. In questo caso il Greco, vitigno per me che sono un “fianista”, sempre complicato con cui relazionarmi. Il colore è ancora giovanile nelle sue nuances paglierine attraversato da lampi dorati, al naso esprime un netto sentore di nocciola tostata, fiori e frutta bianca, erbe aromatiche e un timbro mentolato. Al palato, contrariamente a quanto mi aspetterei dal Greco è più verticale che orizzontale. Molto persistente, grande freschezza acida, chiusura leggermente amara. Sono passati tre anni per questo cru ed è ancora un pargoletto, costa 12 euro o giù di lì e durerà ancora tanto. Un vero affare.

Garbage, Thirteen

posted by Mauro Erro @ 13:03,

11 Comments:

At 12 gennaio 2009 14:10, Anonymous Anonimo said...

Per la cronaca ricordo che fu presentato tra i campioni "ritardatari" per la selezione ai Vini d'Italia 2008 cui presi parte e da me degustato... arrivo dritto in finale. Risulta però coronato il 2006 ma non saprei dire perchè. Anche sul file con i risultati finali era annotato il 2005.
Fabio CIMMINO

 
At 12 gennaio 2009 14:13, Anonymous Anonimo said...

Aggiungo che non capisco perchè da un greco ti aspetti meno verticalità. Anzi secondo me è proprio la maggiore verticalità a distinguerlo dal Fiano. O volevi dire altro?

Sempre io
Fabio C.

 
At 12 gennaio 2009 14:25, Blogger Mauro Erro said...

Da un Greco che ha tre anni, sinceramente non me l'aspetto...per la mia esperienza, il greco nel tempo "sbraca", si allarga più del fiano a livello "palatale", ma pecca sempre in termini di struttura acida (non in senso assoluto, ma in relazione al corpo del vino), risultando, spesso, al mio palato stucchevole...
e spesso, sempre relativamente alla mia esperienza, la sua rotondità finisce con esaltarne la morbidezza e la nota alcolica di ritorno, che difficilmente digerisco

 
At 12 gennaio 2009 15:11, Anonymous Anonimo said...

Io invece mi sono fatto esattamente l'idea opposta. Col tempo - osservando i campioni più riusciti - si crea una sorta di dicotomia naso-bocca. Il primo tende nella direzione che tu dici mentre la seconda in quella di un'acidità scollegata. Poi ci sono campioni che soffrono dei limiti tipici del vitigno come l'ossidazione precoce ed altri che invece rincorrono il solito modello standardizzato frutto+rotondità. In questi ultimi forse ritrovo le tue impressioni...
Fabio

 
At 12 gennaio 2009 15:46, Blogger Mauro Erro said...

ok.
perfetto...l'altro pezzo che mancava...l'hai aggiunto tu.

 
At 12 gennaio 2009 16:21, Blogger Mauro Erro said...

aggiungo una postilla al tuo "i campioni più riusciti": appunto...uno ogni...
credo di averti detto tutto.

 
At 12 gennaio 2009 16:49, Anonymous Anonimo said...

Un problema secondo me importante (troppo spesso sottovalutato) che non riguarda solo il Greco ma che forse sul Greco si avverte maggiormente è l'idea diffusa di ottenere delle uve perfettamente mature che troppo spesso, in realtà, sono già surmature o comunque al limite massimo della maturazione. Il concetto di "giustamente mature" dovrebbe essere invece qualcos'altro ma la maggioranza dei produttori non lo capisce, la famosa paura dell'acidità... Vini più spigolosi sono difficili da far accettare: bisogna aspettarli e saperli aspettare... In realtà ci si dovrebbe preoccupare solo se il proprio vino non ha dell'altro da offrire in termini di complessità e personalità (leggi espressione del "terroir") perchè allora sì che la frittata è fatta. E'ovvio, infatti, che in questo caso avrai un vino semplicemente acido o nella migliore delle ipotesi esageratamente vegetale...
Una volta ottenute uve sane ed "equilibrate" (mi piace di più)per evitare i problemi di ossidazione basta lavorare con un po' d'attenzione in cantina.

fc

 
At 12 gennaio 2009 16:56, Blogger Mauro Erro said...

Sono d'accordo con te e come già ho avuto modo di dirti (mi pare) è di questo che ho parlato proprio con Stefano Di Marzo di Torricino a proposito del suo Raone, dove, riprendendo una vecchia tradizione del luogo, addirittura arriva a vendemmiare dopo il giorno dei morti.
Poi lo passa pure in legno...

 
At 12 gennaio 2009 23:52, Blogger violacea said...

ma bevete e statev citt'!!!

 
At 20 gennaio 2009 20:18, Blogger canesciolto said...

bel duello fra grandi bevitori, ma la chiosa di Vioacea è mitica!

 
At 20 gennaio 2009 21:05, Blogger Mauro Erro said...

Si, abbuò, ma non vale: lei è la mia compagna....
e, in questo caso, tiene pure ragione....

 

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