…and the winner is….

Già, chi di guide, punteggi e premi perisce…
ma qui non ci sarà nessun countdown, né tantomeno alcun vino cileno, figuriamoci poi se mi aspetto che qualche zelante municipalità o amministratore organizzi una festa per il vino che avrò premiato, si tratta solo del bilancio di un anno di bevute e la scelta, difficilissima, dei vini che maggiormente mi hanno emozionato e da cui ho imparato di più. Si, molti, come Luciano Pignataro ieri su Facebook, (a proposito di Facebook, dopo una frequentazione di tre settimane la cosa più giusta da fare mi è sembrata quella di iscriversi al gruppo: Facebook: nisciun ha capit a ke ka** serv, ma s' port malament....! , che tradotto per i non partenopei vorrebbe dire, Facebook, nessun ha capito a cosa serva, ma va di moda…), scusate, dicevo, alcuni osserveranno che l’anno non è ancora finito…beh, dipende.
Secondo il calendario Ma(u)riano, cioè il mio, il Natale rappresenta non i festeggiamenti della fine di un anno, ma il festeggiamento di un nuovo inizio, a me, ditemi quello che volete, piace festeggiare gli inizi, non la fine delle cose, per cui, nonostante mi aspettino cospicue bevute da qui a San Silvestro, partendo da stasera, quando, insieme ad amici, metterò a rischio la mia incolumità fisica e mentale…la best wine viandante è servita…
Rullo di tamburi…..

ROSSO DELL’ANNO: TAURASI 1998, GMG VINICOLA TAURASI

Non è stato per nulla semplice, in lizza a giocarsi il riconoscimento, c’era roba come il Barolo riserva 1967 di Giacomo Borgogno, lo Chambertin Grand Cru 2004 di Rossignol Trapet, Il Chianti Classico 1995 Le Trame di Podere Le Boncie, il Valtellina Inferno 1969 di Ar.pe.pe ed il Brunello di Montalcino Case Basse riserva 2001 di Gianfranco Soldera. Ma alla fine, ha prevalso il Taurasi di Gmg. Perché? Semplice: è godurioso, immediato, frutto polposo senza rinunciare alla complessità di note di cuoio e tabacco sussurrato corroborate da una mineralità affascinante; si beve che è un piacere, il tannino è risolto completamente, l’acidità pimpante, l’alcool perfetto fermo a 13 gradi, cosa chiedere di più? Il Taurasi di Gmg pare aver attraversato vent’anni di storia del vino italiano, di guide e riviste, di polemiche, di lieviti selezionati e di ricerca d’identità del vino Italiano come un alieno: il vino di un tempo di una semplicità disarmante.
Il Taurasi di Gmg vinicola taurasi è come una puntata dei Simpson, ossia, uno dei più grande fatti culturali degli ultimi decenni, la più cruda e cinica critica del contemporaneo americano ed occidentale, ma da pisciarsi sotto dal ridere…
Ma attenzione, nulla di concettuale, solo il vino che torna alle origini: un alimento da portare a tavola e accompagnare a lauti pranzi a serie di tre….(una bottiglia potrebbe non bastare)…e dopo potrete provarci pure voi (clicca qui)

ROSATO DELL’ANNO: CODA DI VOLPE ROSSA 2006, CANTINA GIARDINO

I più adesso esclameranno: e che cazzo è? Bravi, ed il punto è proprio questo. Cantina Giardino, in Irpinia, è soprattutto un progetto culturale, e già questo è un plus, poi, Antonio Di Gruttola è un bravo enologo che collabora, con grande capacità, con altre aziende; è pure simpatico come la moglie Daniela, e se ci parlate è disponibilissimo a fornirvi tutte le informazioni che volete, dalle anfore a tutte altre curiosità che potreste avere.
Ha vinto, per la semplicità di beva da un lato e l’aspetto concettuale dall’altro, sul Rosato Pista e Mutta di Calabretta del 1999 da Nerello Mascalese e sul Majoli dell’Azienda Agricola Sella da uve Nebbiolo del Nord-Piemonte targato 2007. Solo 800 bottiglie prodotte, ma vi assicuro, ne vale la pena.
Steve Wonder, Superstition…

BIANCO DELL’ANNO: RHEINESSEN, NIERSTEINER PETTHENTHAL RIESLING AUSLESE TROCKEN SELECTION 1996, HEINRICH BRAUN

Lo so, oggi bere Riesling è di un conformismo…
Oggi l’enochic con la puzza sotto il naso beve riesling e non importa se si tratta di Mosella, Alto Adige o Wachau…purchè sia riesling…e non importa se fino a qualche mese fa, dire Wachau poteva essere interpretato come un insulto…oggi, è solo ed esclusivamente riesling. Io ne bevevo già da un po’, soprattutto tedeschi, posso dimostrarlo, ed in ogni caso, chissenefrega…perché il punto è proprio quello, i riesling tedeschi, per esperienza diretta, piacciono a tutti, grandi, piccini e persino astemi…ed è questa la carta vincente che impone questo vino sul Vina Tondonia Bianco Reserva 1987 di Lopez de Heredia e i vin Jaune e vin de Paille di Domaine Labet, zona Jura. Che c’entrano quest’ultimi due in questa categoria? Ed allora vai con il predicozzo. Vuole essere una provocazione, partendo dal fatto che di Domaine Labet avrei potuto tranquillamente inserire uno dei suoi straordinari bianchi a base di Chardonnay o Savagnin.
Credo che ultimamente, per quanto attiene alla comunicazione on-line vinosa, si stia un tantino esagerando nel voler necessariamente etichettare tutto secondo definizioni e categorie, vedi le polemiche riguardo i vini biologici o biodinamici, facendo una gran confusione, utilizzando spazi e pagine di riviste o blog più per lanciare stilettate al collega o al presunto avversario piuttosto che preoccuparsi di dare informazioni precise a quello sparuto gruppo di consumatori che ci legge. In fondo si scrive “anche” per loro e non solo per il proprio narcisismo ed esibizionismo. Il vino può essere anche semplicemente buono o meno, utile o no, mica dobbiamo per forza stare a disquisire di Filosofia ogni volta. Finito.
Riesling, tutti lo amano (si, qualcuno no, pazienza), mai eguale a se stesso; provate a dimenticare un paio di tedeschi in cantina e stappateli quando vi pare, anche fra trent’anni…evolvo, evolvo, evolvo…
Clicca qui….

BEST PRICE: MORELLINO DI SCANSANO RISERVA 2004 VIGNA I BOTRI PODERE DI GHIACCIOFORTE Di Lanza e Andreozzi

Miglior rapporto qualità/prezzo….il famigerato rapporto qualità/prezzo che tanto il consumatore insegue. Tra i dieci e dodici euro in enoteca: ampio, complesso, nitido, infinito e si permette anche di sfidare il tempo (in cantina conservo 1994, 1997 ed altri). Gli altri da menzionare, il Carema Riserva 2001 dei produttori del Carema ed il Pereva 2006 della Azienda San Francesco di Tramonti. Non aggiungo altro...

MIGLIOR FINE PASTO: BAROLO CHINATO TEOBALDO E AUGUSTO CAPPELLANO

Dalla ricetta dell’antenato Giuseppe Cappellano, il farmacista, che per rendere più gradevole l'assunzione di chinino, necessaria, alla fine del 1800, per combattere la malaria, si inventò questo nettare. Ricetta segreta...bibidi-bobidi-bù

Si ringrazia per la consulenza musicogena, Roberto Erro e Adele Chiagano.

posted by Mauro Erro @ 15:01,

3 Comments:

At 15 dicembre 2008 16:15, Anonymous Anonimo said...

Mauro prendi nota: il riesling sarà pure conformista ma il pinot nero è "demodé"...

Speriamo così può darsi che finalmente la domanda cala ed i prezzi pure...

Mi fa molto piacere aver letto la tua riflessione su Facebook...

fabio

 
At 15 dicembre 2008 18:59, Anonymous Anonimo said...

Non vale: sei stato campanilista. Miglior rosso e miglior rosato un campano. Io da fianista mi offenderei :-DDDD

voc

 
At 16 dicembre 2008 11:04, Anonymous Anonimo said...

Vabbe' ho aggiunto gia' il commento su FB...sempre un piacere leggerti qui, anyway.
Lucio

 

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