L'americanismo della domenica

Ricevo e volentieri pubblico lo scritto che segue. Buona lettura.

Mauro, hai festeggiato? Sì, hai capito bene. Volevo sapere se hai festeggiato. Ma come cosa? La vittoria di Barak. Barak chi? Su Mauro, non scherzare, hai capito benissimo, Barak Obama. Spero che almeno tu mi dica di no, almeno così mi sento meno solo. Non riesco proprio a capire né a condividere l'entusiasmo per un evento già da tutti definito epocale, eppure, ti assicuro che lo vorrei tanto. No, aspetta, non pensar male. Sai bene che sono un anarchico perso e non avrei mai potuto festeggiare né l'uno né l'altro candidato. Festeggiare cosa? Ah, sì, dimenticavo: il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti d'America. Ma perché Obama è nero?!
Da quando l'ho visto per la prima volta in televisione ho insistentemente riproposto ogni volta questo assillante quesito a mia moglie. Pensavo che la sua accondiscendenza nei miei confronti fosse spiegata dalla semplice regola del quieto vivere. Per togliersi di torno il sottoscritto, insomma. Poi l'altra sera alle invasioni barbariche (clicca qui) sento Giorgio Bocca, intervistato da Daria Bignardi, rispondere più o meno la stessa cosa: “Mah, è nero per modo di dire, ...”. E continuare, poi, con queste parole “...mi sembra abbastanza bianco”. Mi sa che Bocca c'abbia ragione anche quando pensa che il mondo sia in festa più per la fine del regime di Bush che per l'elezione di Obama.
Un nero giovane ed in gamba, nessuno ne dubita, ma si tratta, comunque, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America che, indipendentemente dal colore della pelle, dovrà fare i conti (“obbedire” dice testualmente Bocca) con gli interessi del suo Paese. E tutti sappiamo quali sono gli interessi degli Stati Uniti...
Che le aspettative di cambiamento siano forse un attimino esagerate? Io semplicemente osservo. Avete sentito, alla prima conferenza stampa da presidente neo-eletto, le sue dichiarazioni sull'Iran?! Se non sai che è lui a parlare potresti credere che si tratti ancora di George “Dabbliù” che spara le ultime cartucce prima di lasciare la Casa Bianca. Il giorno dopo l'elezione di Obama le borse sono continuate a crollare. Vuoi vedere, allora, che la crisi finanziaria non si risolve con il solo colore della pelle?! Le staminali, l'aborto ed altri temi, pur importanti, soprattutto negli States, mi chiedo se serviranno a salvare il mondo? Più che il cambiamento la gente si aspetta un miracolo. E spera che il miracolo di Obama possa salvare anche noi Europei. Già l'Europa. Perché non pensiamo, più convintamente, a fare gli Europei? Non basta una moneta unica. Parlo di un'Europa alternativa, non antiamericana (perché mai?), che riscopra una sua identità, superi definitivamente i localismi senza rinnegarli, ma integrandoli per costruire un sistema forte di valori comuni. Ho scritto “riscopra”, proprio così. Perché l'Europa è ricca di una propria storia e di una propria cultura, unitaria ed unica, non univoca, che merita solo di trovare, finalmente, la sua affermazione per non pendere più ad occidente come ad oriente. Non cadiamo nell'errore di quello che già qualcuno ha ribattezzato, efficacemente, “l'americanismo della domenica”. Come ci ha fatto notare una comica, Luciana Litizzetto, “gli Americani fanno la storia, noi facciamo folklore”.


Fabio Cimmino

posted by Mauro Erro @ 12:05,

7 Comments:

At 16 novembre 2008 12:36, Anonymous olmo said...

Grazie Fabio,
non sei il solo a mancare d'entusiasmo per l'elezione del nostro nuovo capo sul quale, va detto, non abbiamo nemmeno diritto di voto.
Sicuramente a vinto il candidato che preferivo ma da qui all'entusiasmo...

 
At 16 novembre 2008 12:38, Anonymous olmo said...

..sicuramente ha vinto...
OOOPPPSS :-)

 
At 16 novembre 2008 13:04, Blogger Mauro Erro said...

Il colore della pelle di Obama è sicuramente sbiadito. La sua è una storia atipica, così come atipica è la definizione di “nero”. Tanto è che la popolazione afro-americana votante a queste ultime elezioni è stata, più o meno, la stessa delle precedenti. Ciò nonostante, Obama ha incarnato alcune specificità: la sua storia rappresenta per molti versi il cosiddetto sogno americano che si realizza, colui che partendo dal basso arriva ad assumere la carica più importante del proprio paese. Le minoranze, quella ispanica soprattutto che l’ha votato massicciamente, si sono identificate in lui. Non a caso, poi, i paragoni ricorrenti sono stati, al di là della capacità nell’arte oratoria, con figure del passato trovatesi in momenti cruciali per la storia del proprio paese: vedi Kennedy la cui elezione molto dipese “dall’affaire Vietnam”.
Allo stesso modo Barak Obama ha rappresentato una svolta rispetto all’amministrazione Bush Junior, probabilmente la peggiore della storia degli Stati Uniti. D’altronde è nel momento peggiore della crisi economica, stando ai sondaggi, che Obama stacca Mc Cain.
Ora resta da vedere se le promesse propagandistiche della campagna elettorale saranno mantenute nei fatti. Quello che è sicuro e di cui l’Europa dovrà tenere conto è che L’America perderà peso nello scacchiere internazionale a vantaggio delle nuove potenze dell’est, Cina e Russia in primis.
Come ho scritto in un recente post, viviamo in un periodo molto strano, dove accade tutto e il contrario di tutto molto velocemente: qualche anno fa, a Genova, i no-global assediavano la zona rossa in cui si svolgeva il vertice G8. Qualche mese fa, l’attuale ministro dell’economia Giulio Tremonti ha scritto un libro (La paura e la speranza) in cui ne diceva di cotte e di crude sulla globalizzazione. Insomma, il mondo corre talmente veloce da mettere in crisi sistemi di pensiero in un battito di ciglio. E l’Europa?
Per chi si interessa di politica è da un bel po’ di tempo che sente parlare di “terza via”, qualcosa che sta in mezzo al capitalismo da un lato e il comunismo dall’altro. Due sistemi di pensiero che, chi per un modo e chi per un altro, hanno fallito. Beh, l’Europa, per storia e cultura, potrebbe darsi una mossa e trovarla questa benedetta “Terza via”, noo?

 
At 16 novembre 2008 17:07, Anonymous Anonimo said...

Il giorno successivo alle elezioni americane mi ponevo dei quesiti che in parte integrano, in parte concordano con, quelle di Fabio.

Qui:

http://vocativo.splinder.com/post/18951952/Ma+in+Italia+%C3%A8+verosimile+che

 
At 18 novembre 2008 09:46, Anonymous Anonimo said...

Caro Luigi,

integrano molto bene.

ciao
Fabio

 
At 18 novembre 2008 12:16, Anonymous Anonimo said...

ma tanto, Fabio, qui come gira gira, a noi non gira niente :)

salut

 
At 28 dicembre 2008 17:45, Blogger sirinni said...

..la cosidetta "terza Via"..l'Europa non deve inventarsi nulla per diventare il perno centrale tra oriente ed occidente..lo è fisicamente e culturalmente..bisogna conosce, studiare ed apprezzare la storia nelle sue radici antropologiche..L'Europa è una necessità inevitabile per sopravvivere. Cominciamo ad essere meno provinciali, meno folcloristici, meno tipici(termine usato ed abusato), meno fintamente professionali(vedi la cultura del vino), lasciamoci pervadere dalle senzazioni, dal gusto, dal qui ed ora, da ciò che realmente accade, dalla professionalità che nasce dalla passione, da quello che si è e da dove si viene..siamo ciò che mangiamo certo!..degustiamoci un po di cultura per favore, quel sano ingrediente che non ha nulla a che vedere con l'accademismo aristocratico e bigotto...l'esperienza, l'intuizione come espressione d'arte ed unicità..buon anno!

 

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