Giovanna Morganti

Giovanna s’accovaccia sullo scaletto, alza la gamba appoggiando il piede sull’ultimo gradino dov’è seduta, posa il gomito sul ginocchio e la testa sulla mano. È stanca. La guardi e lo vedi dalle borse sotto gli occhi che brillano.
Prima il lavoro in vigna, la vendemmia, poi in viaggio a raccontarsi senza sosta. Stasera tornerà verso Gaeta o forse rimarrà a Napoli a dormire, chissà. Eppure è pronta al sorriso ogni volta che vuoi e non smette mai di parlare: “Una volta in una degustazione alla cieca di nebbiolo, misero uno dei miei vini e Baldo* lo prese per uno dei suoi. Capisci che bello, lo sentii suo. Baldo per me è come un secondo papà.”
Giovanna ha delle calze arancio che spuntano sotto pantaloni marroni con dei fiocchettini, una sciarpa con pallini che scende su una giacchetta verde di paille e le scarpe con la punta all’insù. Sembra un folletto. Giovanna non cammina, saltella tra la gente con passo felpato così come parla aspirando alla toscana le h e le c. Così come accarezza il pavimento fa con le tue orecchie, avendo nella voce però quello squillo giovanile di freschezza ingenua che non puoi non amarla, non puoi non avere verso di lei un sentimento di affetto protettivo come fosse una sorella minore.
Giovanna è di una semplicità disarmante. Giovanna è complicata assai come tutte le donne. Giovanna ama i suoi vini. Ma talvolta li odia. Giovanna s’incazza e discute con Giorgio perché vuole tenere le viti ad alberello, anche se è faticoso e le primavere diventano rischiose. E Giorgio, che sorridendo osserva dicendo una parola ogni due ore, ma sapendola dire giusta, quando vuole ci litiga con Giovanna. Giovanna è trasparente. Giovanna è sorridente. Giovanna non risponde alle mail. Giovanna ha studiato per fare vino e lo fa in maniera naturale a Castelnuovo Berardenga.
Non bisogna parlare solo di quello che senti nel bicchiere, delle sensazioni organolettiche, ma di quello che c’è attorno, della storia, dei luoghi, delle persone. O almeno il vino ti dovrebbe raccontare questo.”
Giovanna è generosa.
Hai visto? Alla fine sono venuta.”
E alla fine tu speri che di persone e vini così ne rimangano sempre, perché non puoi non amarli, non puoi non avere verso di loro un sentimento di affetto protettivo; qualcosa da difendere e da conservare quanto più a lungo possibile.

Love, Joss Stone.

Per la cronaca, Chianti Classico Le Trame Podere Le Boncie:
1995: elegante, leggiadro e ampio, femminile, sorridente.
1997: ermetico, introspettivo.
2000: caldo.
2001: sbarazzino e talentuoso.
2003: godurioso e popputo.
2006: pieno e scomposto.


*Baldo Cappellano

Nota: qui il racconto della serata vergato da Lello Del Franco e le foto.

posted by Mauro Erro @ 23:41,

3 Comments:

At 29 novembre 2008 23:03, Blogger claudioT said...

Complimenti, bel post.
Di grande amorevolezza.

 
At 3 dicembre 2008 00:04, Blogger Gabry said...

Ti faccio anche io i complimenti, leggo il tuo blog ogni giorno con più interesse.

 
At 3 dicembre 2008 09:24, Blogger Mauro Erro said...

Grazie ad entrambi.

 

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