A' muntagna: l'Etna

10/08

Ci muoviamo di pomeriggio tardo ed iniziamo a percorrere la strada, verso Sant’Alfio, risalendo l’Etna. Siamo già tra i settecento e gli ottocento metri d’altitudine quando partiamo da Milo e ne terrò conto, in seguito, durante le mie visite ai produttori della zona. La strada è conciliante, ingannevole, è come se il vulcano ti succhiasse dentro, t’inglobasse in lui senza che te ne accorga. Non riesco a vederne i tratti distintamente, la sua sommità è, e sempre sarà, nascosta tra le nuvole o da quelli che potrebbero essere i suoi fumi. Già lo percorro d’altronde, ed il suo profilo si confonde a seconda delle prospettive con i monti Sartorius e i Nebrodi che più dietro si dipanano, s’allungano, rientrano su se stessi e quasi pare lo abbraccino. Dolce e lieve la strada ben asfalta, e spesso delimitata ai lati dai muretti di pietra lavica, sale nelle curve docili, morbide, appena accennate, che lasciano lo sguardo spaziare su panorami di boschi di pini, qualche castagno, che fitti, e di rigogliose cromature di verde ti invitano a sostare presso di loro. Vedo qui e lì qualche villino. Siamo tra i mille e milleduecento metri.
Come si può vivere su un vulcano a milleduecento metri? Va bene abitare a Milo, Sant’Alfio, Linguaglossa, in comune si dividono pene ed ansie, ma soli?
Saliamo mentre la temperatura scende e si fa gradevole, l’aria sottile, rarefatta, muta da spessa coltre calda in fresca seta che inali a piccole dosi. E qui inizio a comprendere qualcosa che via via mi sarà svelato.
D’un tratto, a’ muntagna cangia. Nivuro e fumoso. Lingue, valli, pendii scoscesi a perdita d’occhi di pietra nera, grigio perla, butterata; ciottoli, pietre, sassi, di dura foggia o che, sotto il peso del piede si sgretolano in sabbia, polvere. Ciuffi d’erbacce sorgono qui e lì, talvolta arbusti, spesso, almeno in questo tratto, non vi è altro che pietra nera. Fa impressione a’ muntagna. Non ho visto nulla che si avvicini a questo spettacolo che ho dinnanzi gli occhi.
Giorni dopo ci informeranno che da quel lato sono quattro giorni che il vulcano s’è acquietato. Quattro giorni?
Domanderò al professore Sessa, mia guida di quelle terre per qualche giorno, da quand’è che l’Etna, su quel versante, non fa danni.“Sono anni che sta buono. Buono?! Qualche casa e ristorante che porta via, di tanto in tanto”.Fossi io il proprietario di quella casa o ristorante, avrei perso buona parte della vita che ho vissuto. Eppure, il professore, così come tutti coloro con cui ci troveremmo a parlare di lei, di Mungibeddu, ne parlano con una calma serafica e con estremo rispetto.
D’altronde, mi chiedo, cosa sarebbero i vini, il Carricante ed il Nerello, persino il Grenache portato dall’ammiraglio Nelson in queste terre senza le sabbie da muntagna?
Qui, a Sicilia avi nu sciauro particolare. Un odore persistente, soffuso, acre, che s’accompagna e s’arricchisce di note di pino, di muschiato e speziato, che lievemente lo addolciscono, quasi impercettibilmente s’avvertono.
Continuiamo a salire, ad un certo punto, i tronchi degli alberi nei boschi cangiano macari loro. Si fanno chiari: faggi e betulle. Alle nostre spalle Catania ed il mare.
Arriviamo al Rifugio Citelli, milleottocento metri d’altitudine, la vista è stupenda e la temperatura, dai ventinove gradi di partenza è scesa ai diciassette.
Può darsi che un giorno, una casa qui, la compri anch'io.

Di ritorno vedo un’immagine particolare. In mezzo ad uno scosceso pendio tra lingue di nera pietra lavica che si rincorrono, s’attorcigliano, s’estendono e si contorcono, in mezzo a questo paesaggio crudo, arido, riarso, sterile e avaro, s’erge un alberello le cui foglie brillano di un verde vigoroso e florido.
Giorni avanti, tutte le volte che durante il mio viaggio incontrerò e parlerò con le persone che sono e vivono questa terra, avrò la percezione che per loro la Sicilia è la Sicilia e l’Italia, è il Continente. Ed io mi ricorderò di quell’alberello.
Si può biasimarli?
Perché non vi è dolore più forte che si possa provare che l’abbandono ed il tradimento, l’essere lasciati soli proprio nel momento del bisogno, nel momento massimo delle proprie difficoltà, quando si è afflitti dai propri problemi, atavici e nuovi. E tanto può essere forte il dolore quanto più si è generosi e magnanimi, così come questa terra e i suoi abitanti sono e sanno essere.
La prima cosa che si dovrebbe fare appena arrivati in Sicilia, prima di godersi le sue infinite bellezze, è chiederle scusa.

Blue train, John Coltrane.

posted by Mauro Erro @ 15:59,

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