Fiano di Avellino 2006, Pietracupa

Sarà pure un’annata stramba, ma una volta bevuto questo vino come si fa a non dire: ma quanto è buono? Sabino, ragazzo timido, eccentrico e vignaiolo in quel di Montefredane, a due passi da Raffaele Troisi (Vadiaperti) e Antoine Gaita (Villa Diamante) – il trio delle meraviglie – ci dona un vino da bere adesso: un’esecuzione impeccabile, una goduriosa bevuta. Tra il paglierino e l’oro il colore è vivo e luminoso con riflessi brillanti. Al naso propone, con buona intensità e contrariamente a quanto si è abituati (i bianchi di Sabino Loffredo giocano quasi sempre più sull’eleganza) profumi di frutta bianca e di fiori bianchi impreziositi da rimandi ad erbe aromatiche e spezie e, di buon richiamo varietale, nocciola, castagna e accenni di miele. Al palato è coerente, acidità ben presente ed abbastanza lungo. Forse non durerà chissà quanto, ma oggi è proprio un bel bere. The Fratellis.

posted by Mauro Erro @ 13:48,

4 Comments:

At 11 giugno 2008 10:32, Anonymous vocativo said...

eh, già, annata stramba per il fiano. Anch'io concordo però sulla buona esecuzione di Sabino Loffredo e Carmine Valentino.
Hai avuto modo, poi, di assaggiare il suo Taurasi 2004?

 
At 11 giugno 2008 11:21, Blogger Mauro Erro said...

Non ancora, l'ha saggiato Fabio e me ne ha parlato bene.

 
At 12 giugno 2008 11:57, Anonymous Anonimo said...

Very (very) good.

L'unico neo, a voler trovare il pelo nell'uovo, una certa dispersione aromatica. Non mi chiedere di che cosa si tratta perchè questa l'ho appena coniata...

Fabio

 
At 13 giugno 2008 20:23, Anonymous vocativo said...

hihihihihiih

Non lo chiediamo, non lo chiediamo, però "dispersione aromatica" mi piace :)

 

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