Barolo Riserva 1961, Giacomo Borgogno

Non so chi di voi abbia avuto la possibilità di visitare, una volta nella vita, la Galleria degli Uffizi a Firenze. Ad un certo punto del cammino che si trascorre con lo sguardo perso tra immaginifiche bellezze artistiche, perdendovi nei meandri dei corridoi e nell’immensa quantità d’opere, ci si trova in un’ampia stanza e bam, inaspettatamente, si ha l’impressione di ricevere come un forte colpo alla testa, una straripante, e inesauribile allo sguardo, frustata di colori e figure, di linee sinuose che si perdono alla vista fino a giungere in un punto indefinito. Ed è lì, innanzi, impressionante: La Nascita di Venere di Alessandro di Mariano Filipepi detto il Botticelli.
Per me, che all’epoca avrò avuto neanche vent’anni, La nascita di Venere era poco più di un’immaginetta su di un libro di Storia dell’arte della grandezza di una decina di centimetri di spazio rubati alle parole che avrei dovuto imparare per l’interrogazione del giorno dopo. Un’immagine salvifica, un risparmio di una manciata di notizie da dover memorizzare: bella, sì, ma poco più. Un rettangolo di sette centimetri per tredici che, pur spiaccicando il viso al libro, molto non ti mostrava. Mai avrei immaginato, ritrovandomela innanzi, fosse alta quanto me, e larga quasi tre metri. Una parete. Mai avrei immaginato che contrariamente a quando spiaccicavo il viso al libro sarei stato costretto a fare dieci passi indietro per poterla ammirare nella sua pienezza, per metter a fuoco i particolari, per guardarla nella sua incommensurabile bellezza. La nudità di Venere esaltazione della bellezza e al tempo stesso della purezza dell’anima. Venere abbracciata dalla ninfa Clori, simbolo della fisicità dell’atto amoroso e sospinta dal soffio di Zefiro, il vento fecondatore. Lei, al centro del dipinto, quale elemento mediano e di equilibrio nell’esperienza amorosa tra passione fisica, esaltazione dei sensi e purezza spirituale, elevazione dell’essenza.
Ho ricordato quest’esperienza, quando lo sguardo si è posato sul calice ove vivo e brillante, fluente il Barolo riserva 1961 di Giacomo Borgogno, si mostrava. Si è soliti attribuirmi un carattere estroso, una lasciva indole poetica nel racconto dell’esperienza di bevute, nondimeno, sono consapevole che talvolta è facile lasciarsi andare, proporre, in maniera esuberante, innumerevoli descrittori organolettici che spaziano da improponibili frutti o fiori bianchi o spezie orientali introvabili: un'inutile esibizione egocentrica. Eppure, in questo caso, avverto la difficoltà della penna di riuscire a star dietro al vino, il vino che, a me non avvezzo al tecnicismo, mi dimostra - quasi una rarità - cosa possano significare etilici termini gergali come ampio, nei profumi che dinamici si sono succeduti in orizzonti infiniti, e eccellenti nella qualità della loro franchezza e nitidezza: ad uno ad uno si sono proposti corteggiandomi. Dal colore integro, immutato e senza alcun cedimento, di un rosso granato, tanto intenso, che seppur nella differenza cromatica, ricordava l’antico pompeiano, che mi lasciava incredulo, al susseguirsi di profumi caldi e straripanti, generosi, di frutti rossi ancor presenti e vivi e croccanti, alle note di agrumi, alle spezie ove spiccava inizialmente il finocchietto e poi declinate in numerose sfumature; pepe nero, liquirizia, leggeri accenni balsamici, il ritorno d’amarena. Ed alla fine al palato dove non resistendo più, crollando a quell’intenso corteggiamento, lo versavo con una certa bramosità: largo e pieno, pur non rinunciando ad una freschezza inspiegabilmente ancor presente, rigoroso come solo un Barolo nella sua massima espressione può essere, facile da bere, dal tannino elegante e lunghissimo. Del piccolo peccatuccio veniale, di quell’acidità e del tannino che nel finale leggermente andavano via per conto loro, avrò l’idea di una ruga su di un viso bellissimo.
Dieci passi indietro per capire esperienze uniche: la passione fisica, l’esaltazione dei sensi e il nutrimento spirituale. Stairway to Heaven.


P.S. Il Barolo Riserva 1961 di Giacomo Borgogno è stato affinato in solo cemento: niente legno.

posted by Mauro Erro @ 12:21,

8 Comments:

At 9 maggio 2008 13:12, Blogger violacea said...

mi hai fatto venire la pelle d'oca..
Bravo!

 
At 9 maggio 2008 14:19, Anonymous Anonimo said...

ma la bottiglia era così perfetta anche nell'etichetta? Dalla foto sembrerebbe di sì...

vocativo kiwi o che dir si voglia :)

 
At 9 maggio 2008 14:32, Anonymous Mauro Erro said...

La foto è di ripertorio: ma ho appena avuto l'informazione, proveniente dall'azienda, che la bottiglia è stata decantata e ritappata, prima che arrivasse da noi.

 
At 9 maggio 2008 15:55, Blogger claudiot said...

Ma allora il rabbocco c'è stato?
Se hanno decantato...

 
At 9 maggio 2008 16:09, Blogger Mauro Erro said...

@ claudio: ho pensato la stessa cosa, tra un po' dovrei riuscire ad avere informazioni più dettagliate.

@ vocativo: le foto della serata, le trovi qui: http://www.aisnapoli.it/2008/05/08/verticale-barolo-borgognole-foto/

 
At 11 maggio 2008 23:51, Anonymous Michelangelo said...

bella degustazione, complimenti! Ma con un Barolo di livello il compito è facilitato no? ;)
Michelangelo

 
At 12 maggio 2008 13:44, Blogger Mauro Erro said...

Il compito di goderne, viene facile facile.

 
At 19 maggio 2008 12:41, Blogger Jacopo Cossater said...

Bellissima degustazione. Non è facile trasmettere la grandezza di tal bevuta. Complimenti.

 

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