Fiano di Avellino 1994, Feudi di San Gregorio

Per i duri e puri che avranno storto il naso, forse, vedendo il nome dell’azienda, dico subito che purtroppo, e ripeto purtroppo, è da un bel po’ che questa cantina (industria?) non produce vini di questa stazza, di questa qualità, così emozionanti che dopo il primo sorso, almeno io, già capitolavo. Devo ringraziare il caro amico Fabio Cimmino se ieri sera ho avuto l’occasione di bere questa bottiglia, tenuta in maniera perfetta, a distanza di 14 anni dalla vendemmia. Partiamo dal’enologo che all’epoca curava questi vini, tale Luigi Moio, continuiamo con il grado alcolico, 12%, per poi proseguire con il colore: un giallo oro vivace e brillante, cristallino, che mai avrebbe fatto supporre l’annata. Poi il naso, floreale, ma soprattutto minerale, silvestre, dove avanzavano con baldanzosa sicurezza sentori di zafferano e miele. Il sorso era un inno all’equilibrio, alla piacevolezza della beva, l’acidità ancor viva e nerboruta teneva (il sorso e la beva) in maniera verticale, la mineralità era ben presente e l’unica voglia era quella di procedere continuamente al sorso (ho svuotato con amici la bottiglia in poco più di un’oretta). Lungo lasciava il palato pulito e con il rimpianto che altra occasione di goderne non ci sarebbe, forse, stata. Peccato l’azienda abbia dimenticato tali fasti. Malinconia. Dedicato agli amici che hanno condiviso con me tali attimi, alzate il volume: Mr. Miles Davis.

posted by Mauro Erro @ 09:59,

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