Furore Bianco, Costa d'Amalfi 2005, Marisa Cuomo

È il destino di molte etichette base, ma di questa in particolar modo. L'essere trascurate mediaticamente e, di conseguenza, commercialmente dai più, a vantaggio di fratelli o sorelle maggiori, più blasonati, premiati e via così, spesso più costosi. In questo caso parlo del Fiorduva, vino che a dire il vero non è mai stato tra le mie preferenze, e di cui conservo in cantina qualche vecchia annata nell'attesa di poterlo bere alla francese. Già, perché se alcuni bianchi si decide di produrli come si suol dire, alla francese, allora, onde evitare di assumere un concentrato succo di legno in una soluzione d'alcool, andrebbero anche bevuti nel momento più opportuno. Pazienza e attesa. Questo base sfoggia una mineralità di idrocarburi e roccia ed un acidità che lo rendono accattivante, fresco, godibile, interessante, non banale, con profumi di fiori e frutti (bianchi) e note di macchia mediterranea, che si esprimono e si condensano rubando lo sguardo in un giallo che dal paglierino va al dorato, brillante e luminoso. La sua chiusura lunga, ci regala una sapidità non comune. Da prendere e portare con sé, con senso di protezione. Come quello per la donna amata. Paolo Conte.

posted by Mauro Erro @ 11:09,

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