Fiano di Avellino Pietramara 2003, I Favati

Ieri, di ritorno da una due giorni di piacevole e volontario isolamento, su una spoglia e deserta banchina di una stazione dei treni di provincia incontro fortuitamente un vecchio compagno di etilici viaggi (Giacinto Chirichella, ai tempi in cui questo taccuino e le sue note erano, gentilmente, ospitate qui). Trascorsi, tra aneddoti e racconti in un maleodorante vagone, i venti minuti necessari per arrivare alla sua destinazione, occupo il restante ed inevitabile tempo che occorreva affinché il mio viaggio, oramai abituale, si compiesse, immergendomi nella lettura di un libro prestatomi fino al punto, quasi per un astrale destino a chiudere tre giorni di incontri, scambi, ricordanze che siamo soliti definire coincidenze, in cui mi trovo innanzi scritto: “L'uomo attraversa il presente con gli occhi bendati. Può al massimo immaginare e tentare di indovinare ciò che sta vivendo. Solo più tardi gli viene tolto il fazzoletto dagli occhi e lui, gettato uno sguardo al passato, si accorge che cosa ha realmente vissuto e ne capisce il senso*”. Ora che questo raffreddore da cavallo mi tiene lontano da goduriose bocce e lussureggianti coppe (etilicamente parlando, si capisce) volgo, quasi malinconicamente, lo sguardo al passato ricordandomi, saranno le gelide notti trascorse, di una divertente estiva disfida, in cui tra le tante gentil pulzelle, questa incontrai innamorandomene. Era vestita di un abito dorato luminoso e limpido, e i suoi profumi corteggiarono il mio naso emanando sentori complessi e ben delineati di frutta bianca e gialla matura, profumi mediterranei d'erbe aromatiche e note affumicate, ostentando una materia prima ricca e succosa, ma mai stucchevole per un'inaspettata, vista l'annata, verve acida, che rendeva il sorso fresco ed invitante. Una buona mineralità faceva da pendant e il sorso si chiudeva lungo. Da abbinare, immaginando l'estate che verrà, a queste note.


*da Amori ridicoli, di Milan Kundera, edito da Adelphi

posted by Mauro Erro @ 10:37,

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