Aglianico d'Irpinia di un'annata imprecisata, Alessandro Caggiano

Giorno 2. Questo vino non esiste. Eppure io l’ho bevuto. Questo produttore non esiste, eppure per un tempo ha prodotto un vino semplice e squisito. Oggi non so se si sia definitivamente ritirato, se rassegnato alla modernizzazione e al mercato abbia deciso di mollare tutto, ma le ultime notizie che ne ho avuto mi raccontavano di questa sua decisione. È una di quelle storie che forse nessuno conoscerà mai. “Storie di uomini, contadini, vignaioli che hanno dedicato l'intero spazio di una vita a produrre e trasformare i frutti della terra senza che mai nessuno si sia occupato di loro. Ignorati dalla critica, dalle guide, dalle riviste, dalle manifestazioni di settore e, di conseguenza, sottratti anche alla curiosità e all'attenzione di quei veri pochi appassionati” come ha scritto un amico a proposito di lui. Apparirà normale ai più, che con fare tollerante penseranno, “beh, è la vita”. Ma il punto è proprio questo. Il Dio mercato, e ciò che ne consegue, l'incipien­te e irreversibile consumismo con i paralleli processi di massificazione e di omolo­gazione che mettono in crisi gli stessi fondamenti originari della libera realtà indivi­duale, attaccata ormai da po­tentissimi procedimenti "oc­culti" - quali la pubblicità - e dagli strumenti del potere: i mass media. E poi mi si parla di gusto? E di quale? Quello che ci viene imposto? E quale il gusto, quali le differenze di cui discettare se tutto è appiattito, se tutto è uguale? Esagero? Non so, questo vino di cui ho scritto senza scrivere, era squisito ed ora non esiste più, o forse, per chi crede nel dio mercato, non è mai esistito.
“Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.”*


Eddie Vedder canta Society, dall’ultimo film di Sean Penn, Into the wild.


*Pier Paolo Pasolini

posted by Mauro Erro @ 11:13,

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