Trebbiano d'Abruzzo 2005, Emidio Pepe

Le mode cambiano. Eh sì, se un tempo gli enosnob giravano con guide sotto il braccio per cantine, vigne ed enoteche, ora, al passo con i tempi, vagano per il web leggendo blog (mea culpa) alla ricerca del vino introvabile, della azienda/garage che produce tre bottiglie, del vino senza solforosa che invece di finire in “aia” inizia per “bio” e finisce per “Logico” o “dinamico”, al grido imperante “no barrique!!!”. Già, quelli, gli enocompetenti-arroganti-presuntuosi che credono che basti leggere un post per esser Veronelli e non sanno riconoscere una falanghina da un succo di banana; quelli che discettano su un Grumello 2002 o 2000 senza sapere cosa sia un nebbiolo e quanto sia difficile berlo (come se uno volesse far leggere la Divina Commedìa a un bambino di otto anni), figuriamoci parlargli della Valtellina e della sottozona Grumello; quelli che cercano il bianco spagnolo o il Pinot Nero di Borgogna perché fa trendy, quelli che non sanno neanche minimamente cosa voglia dire qualità e spendono cifre impensabili alla ricerca del vino (buonissimo per carità) di quel tale francese che del biodinamico ha fatto la sua battaglia scrivendone il manifesto, e con baldanzosa impertinenza lo bevono (tracannano) in bicchieri di carta o giù di lì (e dai vuoi mica fare il fanatico ora?) per gridare con immaginifica tracotanza come fossero cardinali ad un balcone e stessero per pronunciare “Habemus papam”: “Buonissimo!!!”. Peccato però che sappia di tappo. Beh, quelli, i nuovi barbari che hanno invaso le cantine, le vigne, l’enoteche e che mai capiranno che il vino è cultura e non moda perchè mancano di sensibilità (d’animo, non di palato); insomma di quelli: Dio ce ne scampi e liberi!!! Così stavolta metto da parte le mie acrobazie linguistiche nel tentativo (sempre vano) di raccontarvi questo vino, e lo bevo dicendovi semplicemente ciò che è stato, che è, e spero sempre sarà: non un oggetto di consumo e di ostentazione, non uno status symbol, ma semplicemente vino. Né più e né meno. Eretico, sincero e forse difficile. Stavolta niente musica, ma immagini, per riderci su. Non ci rimane che quello. Ridere (di loro e di noi che ci scriviamo su).

posted by Mauro Erro @ 19:03,

5 Comments:

At 30 luglio 2008 22:52, Blogger massimo said...

Mauro scusa, un piccolo consiglio: mi hanno "regalato" (mia moglie a 17 €) un trebbiano 2006 di E. Pepe.
La voglia di berla è tanta, ma non è che rischio di commettere "un'infaticidio"?

 
At 31 luglio 2008 12:19, Blogger Mauro Erro said...

Scusa de che? Eh, bella domanda. Dunque, dei tre vini di Pepe - Montepulciano, Cerasuolo e questo - ti è toccata la bottiglia più difficile. E non perchè sia un vino complicato o intelletualoide, ma semplicemente perchè è un vino al cui sapore non si è più abituati. Hai presente il vino del contadino? Questo ne è la più nobile espressione. Inizialmente sei avvantaggiato in un certo senso, l'acidità sostenuta di aiuta nella beva e "copre" determinate sensazioni. Più lasci passare il tempo, più raggiunge un equilibrio e ne scopri "l'essenza". il 2006 è stata un'annata calda, ultimamente nel post del Soave di Pieropan ne parlavo con Fabio Cimmino, amico e uno dei più abili degustatori che ci siano in circolazione in Italia, secondo lui sulla distanza i vini stanno uscendo alla grande: non so, sinceramente. Tieni sempre presente quanto conti la conservazione: hai una cantina o una cantinetta frigo? La bottiglia devi tenerla coricata, al buio, ma sopratutto ad una temperatura costante: la temperatura di conservazione è importante, ma relativa, nel senso che più e alta (fino a 18/20 gradi al massimo) più acceleri la maturazione del vino, ma ciò che conta sono gli sbalzi repentini: shock termico e addio al vino. Potenzialmente il Trebbiano di Pepe è molto longevo, ma è sempre un terno al lotto. Se hai bisogno di altre informazioni non ha che da chiedere. Io solitamente (ma per me è lavoro) ne prendo sempre tre, una la stappo subito per valutare vino e annata, le altre le stipo e nel tempo me le godo. Ciao.

 
At 31 luglio 2008 16:35, Blogger massimo said...

Innazitutto grazie per la disponibilità, il vino, anzi l'azienda, la conoscevo già, ho vissuto per lavoro 1 anno in abruzzo.
I vini di Pepe mi hanno colpito al primo assaggio, forse perchè sono cresciuto con papà che mi "proponeva" e mi propinava tanti vini contadini (anche certe schifezze memorabili dei monti picentini, io sono di Salerno).
Vado un attimo OT: per colpa di questa formazione guardo da sempre con diffidenza il Montevetrano...anche se poi quel vino con i monti picentini c'azzecca davvero poco...
Purtroppo vivo a Milano e in questi giorni la temperatura non mi aiuta, anche se la bottiglia è "corcata" ed al quasi buio.
A breve mi doterò di un piccolo frigo-cantina, altrimenti tutte le bottiglie "buone" non risulteranno mai tali.
Credo che farò l'investimento: questa la berrò al più presto, così da valutarlo (il mio riferimento è il 2001 bevuto però quest'anno, quindi ben maturo) e se incontrerà il mio gusto, ne prenderò un paio da conservare poi.
Farotti sapere le mie impressioni...
Ciao, e ancora grazie

PS: la prima volta che capito a Salerno faccio un salto a Napoli per conoscerci di persona.

 
At 31 luglio 2008 17:03, Blogger Mauro Erro said...

Quando vuoi, basta che me lo fai sapere un po' prima in maniera tale che io ci sia.

P.S. Il montevetrano non mi piace. Con tutto il rispetto per Silvia Imparato.

 
At 1 agosto 2008 00:17, Blogger massimo said...

Può darsi che in settembre faccia una fuga...
...come dire...farotti sapere...

Sul PS siamo d'accordissimo...

 

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