Il più bel Napoli di sempre, anche a Marassi



Uno dei più grandi fraintendimenti del gioco del calcio sta in una frase ripetuta da Allegri dopo il pareggio a Napoli: “conta solo chi vince i titoli, il nome della squadra che verrà segnato sull’albo alla fine, (di questo pareggio non si ricorderà nessuno)”. È una bugia cui credono in molti direbbe Marcello Bielsa, riferendosi alla prima parte. Gli albi servono proprio a ricordarcelo, li abbiamo creati con questo scopo per non dimenticare. Tra 50 anni, invece, i tifosi di tutto il mondo ricorderanno ancora Maradona o Francesco Totti, e solo un piccolissima parte del triplete dell’Inter del grigio Mou: che fu impresa, eppure non basta. E non basta perché il calcio è un gioco, come invano tentano di spiegare i tifosi a chi oggi ne determina le regole. Senza divertimento e stupore nessuno ha voglia di giocarci né di stare a guardare, i titoli sono solo una conseguenza, il premio per la nostra vanità; ed è la memoria a redimere anche i più ostinati, oppressi dalla dittatura dei numeri e dei titoli: sfuggendo in parte al nostro controllo conserverà solo la bellezza. 

È per questo che posso dire di essere stato fortunato, perché ho visto il Napoli di Maradona e quello di quest’anno, il più bello di sempre per me e probabilmente dell’intera storia, e perché ho visto giocare Francesco Totti: tutti e tre hanno vinto poco e meno di tanti altri, di cui però ci dimenticheremo. Sono stato fortunato e quindi ringrazio, tutti, dal presidente ai giocatori fino a Sarri: soprattutto per quella sua ingenua e fanciullesca onestà quando ripete la semplice verità, il calcio è un gioco e vuole divertirsi. Ieri hanno siglato la conclusione della stagione i quattro moschettieri, Mertens, Insigne, Callejon e Hamsik, che chiudono tutti in doppia cifra: nessuna squadra di Europa ne ha così tanti. Nel ruolo di D’Artagnan Lorenzo Insigne, che dei 4 fa il gol più bello. 

Visto che di bellezza ho scritto per una intera stagione chiudo con alcuni numeri. Nel girone di ritorno il Napoli ha fatto più punti di tutti, + 2 rispetto alla Roma e + 5 rispetto alla Juve, non sono bastati a recuperare i 3 e i 10 punti di distacco che avevamo nel girone di andata. Abbiamo fatto più punti in trasferta di tutti, + 5 rispetto alla Roma e + 7 rispetto alla Juve. Abbiamo subito solo 4 sconfitte, meno di tutti. Abbiamo infranto molteplici record della nostra storia e di quella del campionato italiano. È facile concludere che i punti li abbiamo persi in casa con troppi pareggi, spesso contro squadre che piazzavano un paio di bus davanti la porta. Li abbiamo persi soprattutto quando si è infortunato Milik, sia nel periodo successivo, (il tempo che Sarri trovasse una alternativa e Mertens ci si abituasse, tutto sommato in fretta) che nel lungo periodo: talvolta la fisicità, il gol sporco, un colpo di testa su calcio piazzato risolvono certe partite. Li abbiamo persi, i punti, perché eravamo più frivoli e immaturi, perché non abbiamo chiuso alcune partite, perché il nostro gioco richiede massima attenzione e perché c’è stato qualche errore individuale di troppo, perché siamo stati pure sfortunati ed è capitato che qualche nostro avversario abbia indovinato il gol della vita. Alcune di queste cose si possono risolvere, altre fanno già parte del passato e lì dovranno rimanere. Il futuro è già domani, il 5 luglio si parte per il ritiro, a ferragosto il preliminare di Champions. 
Forza Napoli, sempre. 

Trentottesima di campionato. Sampdoria - Napoli 2 a 4

[prove tecniche di rubrica di un tifoso anglo-napoletano: Il deserto dei leoni]  

posted by Mauro Erro @ 09:51,

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