Presa diretta, la fabbrica del vino


Riccardo Iacona

Quando bazzicavo casa Masnaghetti, un giorno che spulciavo l’archivio ricordo di essermi imbattuto in un pezzo del compianto Francesco Arrigoni che attaccava più o meno così: Nell’atavica battaglia tra industriali e artigiani del vino… 
Era uno degli albi del Seminario Veronelli, anno del signore 1987. 
Atavica, c’era scritto proprio così. 30 anni fa. 

Ora tutti sono incazzati per il servizio trasmesso su Rai tre da Presa Diretta, che più o meno l’ha messa giù così: da un lato ci sono le fabbriche del vino che usano le polverine, ammazzano territori e quasi ci provano con le persone con i pesticidi, che fanno il vino o con le truffe o con i kit, e dall’altra ci sono quelli che usano l’uva e basta. 

Si, non sono andati per il sottile, sì, sono stati superficiali, sì, poco chiari, sì sembrava una specie di Nossiter in versione pop… 

Però la verità è che i coglioni siamo noi di questo mondo del vino se, di vino, se ne parla ancora così.
Ed è con noi stessi che dovremmo essere incazzati.

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Il circolo Pickwick dei bevitori. Nuovo ciclo di degustazioni


Era da un po’ che, oltre la scuola elementare di approccio al vino, mi mancava di riunire una quindicina di persone intorno ad un tavolo per parlare, bere e mangiare a tema. 
Finalmente riprendono gli appuntamenti e le degustazioni presso l’enoteca divinoinvigna di Napoli con un nuovo ciclo di degustazioni: 7 appuntamenti da qui a luglio che alimenteranno Il - neonato - circolo Pickwick dei bevitori
In foto il calendario delle degustazioni. 


Primo appuntamento una verticale del rosso di Chateau Musar, storica azienda libanese. 
Per info e prenotazioni basta scrivere (divinoinvigna@libero.it - adeluccia@gmail.com) o chiamare (081.3722670 - 329.6467600). 


Fondata nel 1930 da Gaston Hochar, Chateau Musar è diventata famosa al mondo grazie al lavoro di suo figlio Serge, allievo di Jean Ribereau ed Emile Peynaud a Bordeaux, che l’ha condotta dal 1959 al 2014, anno della sua morte. La cantina che raccoglie l’uva nella Valle della Beqā, a 1000 metri di altitudine e a 30 km est di Beirut, ha sempre prodotto questo vino raccogliendo una tradizione vecchia di 6000 anni, e nonostante la guerra civile libanese durata dal 1975 al 1990 (ad eccezione della 1976). Una verticale di sei annate del rosso - cabernet sauvignon, carignan e cinsault - per apprezzarne la bontà e raccontarne la storia.

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Napoli, il calcio e l'identità



L’indomani della sconfitta con la Juve, a Napoli non si parla d’altro. Come non si è parlato d’altro per tutta la settimana. E non solo a Napoli. 
L’aspetto che mi piace è che mica si discute o si sta chiacchierando solo degli aspetti tecnici della partita. Come per molte cose che accadono qui, il discorso per traslazione si sposta su Napoli e i napoletani, e in questi discorsi coinvolgiamo tutta Italia. Per una partita di calcio, questa partita di calcio, si finisce alla questione meridionale, a parlare di nord e sud, di Maradona e Platini, di Fifa, Fiat e gli Agnelli, dei Borbone e dei Savoia, di Pino Daniele…insomma ci siamo capiti. 
Non lo dico con ironia: davvero amo questa cosa. Non è così difficile da spiegare, noi il calcio lo viviamo così, è un fatto d’identità. Lo viviamo come la sfogliatella, il mandolino, la pizza, Pino Daniele e Massimo Troisi, De Filippo e Viviani, Basile e La Gatta Cenerentola, il San Carlo e De Simone e non continuo perché fino ai greci è lunga. Lunga e difficile da spiegare la nostra identità, visto che siamo una delle città più antiche del mondo. Questo però spiega perché a noi ci sono insopportabili i tifosi juventini-napoletani-meridionali. Noi non tifiamo per la squadra che vince, ma per noi stessi. 
Amo questo aspetto di Napoli, questo eterno dibattito, questo tirar per la maglia qualsiasi discorso cercando di adattarlo alla città, perché ne racconta il suo umanesimo e la sua umanità. Un dibattito necessario perché nessuno, mai, potrà cogliere Napoli nel suo insieme, nonostante tutta l’ambizione o l’arroganza di cui è dotato. Qualsiasi fotografia, qualsiasi cornice, racchiuderà solo un pezzetto. Per comprenderla tutta ci vogliono proprio tutti i pezzetti del puzzle. Siamo talmente complessi da fagocitare tutto e di essere, nonostante tutto, uno dei pochi avamposti al mondo contro la globalizzazione. Io mi sento sempre così piccolino nei confronti di mamma Napoli. E la chiamo mamma non a caso, perché nonostante sia di moda definirsi figli del mondo, io, sarà che mi ricordo delle parole di De Martino, sono proprio un figlio di Napoli e ciò mi permette di guardare al mondo in un certo modo e di dire che sfiga, oggi c’è pure la nebbia e piove come fosse Torino.

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Elettrostaticità gustativa

La reazione di M.F. - della celebre enoteca Educating Archie di Abbey road, Londra

"[...] al contrario di un vino biodinamico rispetto a uno convenzionale dove c’è una riconoscibilità riconducibile all’elettrostaticità gustativa, vale a dire che a livello gustativo si avverte il vino biodinamico più vivo rispetto a uno convenzionale che è più sterile.

Luca Martini, miglior sommelier al mondo 2013

[il rigore è dubbio. prove tecniche di rubrica]

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Nuove frontiere del vino: biointegrali ed ecosimbiotici

La reazione di M.F. - della celebre enoteca Educating Archie di Abbey road, Londra

[Il rigore è dubbio - omaggio a On the road, di Onesto Persichetti]

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Scossone Espresso, azzerata la Guida ai vini

È di qualche ora fa la notizia che il Direttore delle Guide de L’Espresso, Enzo Vizzari, ha azzerato l’intera redazione de la Guida ai Vini. Via non solo i curatori Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, ma l’intero gruppo di lavoro. 

Non è bastato evidentemente il taglio di 1/3 della foliazione dell’ultima versione, la crisi di vendite ha significato un cambiamento molto più drastico: la bocciatura della linea editoriale. Lo si legge nelle parole di Pignataro a cui è stata affidata la comunicazione della notizia: forse, una linea editoriale eccessivamente esclusivista nelle scelte che ha lasciato fuori tanti protagonisti del panorama enologico italiano. 

Questa frase mi ha ricordato quella di Carlo Petrini alla presentazione della nuova guida Slow wine, quando rivolgendosi ai produttori disse: è finita l’epoca del giudizio, ora è il momento del racconto. 

Si torna inevitabilmente a quello che avevo scritto venerdì scorso qui a proposito della critica, del mercato, dei consumatori, e a quello che ha scritto qui nei giorni seguenti Paolo De Cristofaro.

Dite addio alla critica per come l’avete conosciuta. 
È il momento dei romanzieri
Anche se io di Hemingway all’orizzonte non ne vedo. 

Ps. È proprio il caso di augurare buon lavoro ad Antonio Paolini e Andrea Grignaffini.

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