Annunciazione, annunciazione: ricomincia Rumore Bianco


Il 2 ottobre ricomincia la stagione di “Rumore Bianco”, su Radio Shamal ogni venerdì alle 14,30; un programma radiofonico di: Nicola Argenziano, Marco Ciriello e Mario Colella; in redazione Monica Vegliante; con interventi di Amleto De Silva, Michele Fronterrè, Francesco Palmieri; e le rubriche di Alessandro Chetta (inviato cinema) e Sergio Picariello (inviato nelle redazioni dei grandi giornali) regia di Giulio Romolo e Luigi Di Chiara. Anche in questa nuova stagione si parlerà di tutto quello che RadioTre non dice: libri, film, giornali, vino, fumetti e personaggi che hanno segnato e segnano la cultura.
E io, anche quest'anno, mescerò.

posted by Mauro Erro @ 09:55, , links to this post


Fiano di Avellino 2014 e Ciro 906 2013, Ciro Picariello

Ciro Picariello, settembre 2015

In un recente passaggio a Summonte sono andato a trovare Ciro Picariello per assaggiare le nuove annate dei fiano che saranno nei prossimi mesi in commercio; e per dare uno sguardo alle vigne, farsi una chiacchierata e verificare i danni della recente grandinata che segue quella già accaduta alla fine di luglio. 
Il Fiano di Avellino 2014 mi ha piacevolmente meravigliato: pure esprimendo un’annata più nervosa ha sapore e tensione gustativa, chiusura rinfrescante, profumi, ovviamente, ancora inespressi. 
Prima di assaggiare il cru, il Fiano di Avellino Ciro 906, annata 2013, alla sua seconda versione, frutto di una parte della vecchia vigna a Summonte – dove ha sede anche l’azienda – c’è stato un piacevole intermezzo con una bottiglia aperta di 2004, la prima annata, ricordando i vecchi tempi. Mamma che vino, un continuo rincorrersi di profumi terragni, note idrocarburiche e resinose, dal sorso potente e saldo, salato e asciutissimo: quanto durerà ancora? 
Un intermezzo casuale ma fortunato, perché anche la prima annata, la 2004, fu l’unica prodotta con le sole uve di Summonte, fino alla nascita dell’etichetta 906 nel 2012. Le altre, come scritto tante volte, hanno in percentuali differenti anche le uve che provengono dalle nuove vigne che si trovano a Montefredane. 
Scrivo questo per dire che l’assaggio del 906 2013 mi ha lasciato perplesso, come era giusto aspettarsi. Con il tempo mi sono fatto l’idea che Summonte abbia una duplice anima, e penso anche ai vini di Guido Marsella, al netto della personale interpretazione. Che alle vigne più alte della denominazione, arriviamo ai 600 mt., ai terreni più calcarei, al monte Partenio alle spalle determinante per la forte escursione termica, fattori capaci di esaltare la parte più montanara di questi fiano fatta di mineralità sassosa e venature agrumate, faccia da contraltare un lato più mediterraneo fatto di profondi respiri balsamici, erbe mediterranee scure, potenza, talvolta anche glicerica. 
O almeno io questo ci ho trovato nel 906 2013, ancora imbrigliato. E se penso al suo 2004, mi rendo conto che sono vini che richiedono pazienza perché hanno traiettorie che si distendono lunghissime nel tempo.

posted by Mauro Erro @ 10:49, , links to this post


I Cacciagalli: biodinamica, anfore e profumi

Diana Iannaconne e Mario Basco, Masseria Cacciagalli, Teano

Uno dei giochi di questa estate de La Lettura del Corsera, utile alla promozione di What if di Randall Munroe in uscita in questi giorni per Bompiani, è stato chiedersi e chiedere cosa succederebbe se? Io, invece, memore del Pensatore Solitario di Ermanno Cavazzoni pubblicato quest’anno per Guanda – che si chiede dall’esordio Cosa sarebbe accaduto se Hitler fosse morto da piccolo? – ho mutato leggermente la domanda. 
Il bevitore solitario che è in me si è chiesto Cosa sarebbe accaduto a Barolo senza i famosi Boys accompagnati da Marc De Grazia? Cosa sarebbe accaduto se, prorompente, tutto il variegato mondo dei vini naturali non fosse arrivato sul mercato con le sue istanze e i suoi interrogativi?
Berremmo peggio, senza ombra di dubbio e tanti saluti ai castastrofisti che ad ogni novità, confronto, discussione, ci ricordano con rigore monacale che dobbiamo morire – mò me lo segno – e non contemplano come parte della vita l’errore, le derive, le esagerazioni e anche la capacità che si ha di rimediare, assorbire, correggere. 
Passatisti, insomma, che indugiano in polemiche sterili e ataviche, buoni al massimo a riempire le pagine di un giornale come il Foglio vergando metafore o similitudini che anche al Bar dello sport risulterebbero stridule e fuori luogo perché fuori tempo.

Anfore dell'Impruneta

Sarà che a noi italioti piacciono le infinite discussioni sulla supremazia del metodo sul merito anche quando c’entra ben poco, che alla parola contaminazione ci attanagliano paure e spuntano aspirazioni ad una purezza non meglio definita, che ogni volta che si parla di ricerca o sperimentazione sono contrapposti e non accompagnati termini come roccaforti vuote: tradizione e rigore. Rigore? Da noi? Ma neanche quando l’arbitro fischia: segue dibattito e infinito carico di polemiche. 
E no, il treno ha fischiato, anche se non ve ne siete accorti, e non starò qui a spiegarvelo: ho da un bel po’ preso atto che dopo il clavicembalo, Bach e il mandolino sono arrivati il blues e il punk, per cui indosso le cuffie e scarto ciò che è bello dall’inutile perché non tutti saranno i Television o i Velvet Underground, ma anche i Mozart e i Mahler del vino italiano sono eccezioni. 

Aorivola, Caianello, vigna di falanghina

Ecco, se dovessi dire ad esempio quale è stata l’azienda campana che più mi ha colpito nell’ultima tornata di assaggi, su cui punterei per il futuro, non avrei dubbi: I Cacciagalli a Teano, azienda biodinamica che, dopo varie sperimentazioni, ha persino scelto di usare, per affinare i vini, contenitori difficili da maneggiare come lo sono le anfore. Il risultato? Vini spontanei, ricchi di personalità, sfaccettati ma lineari nello sviluppo, comprensibilissimi ai più e ricchi di profumi, facili e belli da bere. 
Un’azienda giovane nella sua gestione, nata nel 2005 grazie a Diana Iannacone, laureata in agraria, che ha recuperato la superficie vitata della proprietà di famiglia, riconvertendo e sostituendo i vitigni di grossa diffusione come montepulciano e sangiovese, e quelli internazionali, piantati a tendone dal nonno secondo le indicazioni che si avevano negli anni ’70 e ‘80. Dopo uno studio sulle varietà che tradizionalmente erano coltivate, subentrano falanghina, piedirosso e aglianico, a cui si aggiungono pallagrello nero e fiano. Diana è affiancata nel lavoro da suo marito, Mario Basco, che conosco da anni come solido assaggiatore. Le cantine storiche si trovano nel borgo di Aorivola a Caianello, dove attualmente ha sede l’azienda e la vigna di falanghina – versante est del vulcano spento di Roccamonfina – e da cui nasce il vino che reca in etichetta il toponimo di origine. La Aorivola 2014 è il vino che più ho apprezzato, con i suoi profumi resinosi, di fiori dolci e incenso, la sua bocca succosa, viva e asciutta.

preparato 500

Il grosso del corpo aziendale – 35 ettari totali, 9 di vigna, poi noccioleto e ulivi – è a pochi passi, a Teano, nella Masseria Cacciagalli dove si stanno riattando alcuni edifici e in futuro sarà trasferita cantina e sede aziendale e dove saranno previste strutture ricettive per chi vorrà andare a trovarli. 
I primi vini sono nati nel 2009, ma è dal 2010 che inizia la commercializzazione. I primi due anni affiancati da Fortunato Sebastiano come consulente, poi Diana e Mario hanno deciso di andare avanti da soli. Si lavora in biodinamica dal 2011 e se ne apprezzano i risultati in vigna in un territorio non aggredito né dal cemento né da forme di agricoltura intensiva. In cantina, fino al 2012, si è lavorato con acciaio e legni, ma dopo prove che non hanno convinto, dopo viaggi, studi e confronti, si è deciso di passare alle anfore. Ed anche io assaggiando i vini non posso dargli torto. Anfore di nuova generazione, argilla dell’Impruneta, costruite al metodo della colombina, non rivestite o trattate al loro interno, capacità di 800 lt., chiusura stagna in acciaio. Si trovano nelle cantine storiche scavate nel tufo, non interrate. Da qui sono usciti oltre la citata Falanghina Aorivola, il Piedirosso Lucno 2013, il Pallagrello Nero Sphaeranera 2013, il Fiano Zagreo 2014 e l’Aglianico Phos 2013. Vini che, come detto, intrigano per i profumi variegati, si apprezzano per beva e che senza indugio consiglio di assaggiare.

posted by Mauro Erro @ 12:00, , links to this post


Scuola elementare di approccio al vino, classe prima


Sta per iniziare la dodicesima Scuola elementare di approccio al vino che, nel tempo, è stata affiancata da una seconda classe, prossimamente anche da una terza, divenendo così la prima. 
Inizia il 30 settembre, otto incontri fino al 18 di novembre, una 50ina di vini come esercizi svolti per apprendere i minimi rudimenti sui ferri del mestiere, direbbero Fruttero e Lucentini, ovviamente nei locali di Divoinvigna a Napoli. Da Feuerbach a Veronelli, da Berselli a Brera passando per Bruce Lee, proveremo a raccontare il mondo del vino contemporaneo, il suo linguaggio, cercando di sfatare luoghi comuni e giungendo alla consapevolezza che è un mondo di eccezioni e non di regole. Nel frattempo, però, ci si diverte.
Di seguito date e argomenti. Ci sono ancora una decina di posti, molte delle informazioni le trovate nell'immagine per il resto basta chiedere ad Adele, scrivendole qui - adeluccia@gmail.com - o chiamandola allo 081.3722670. 

Mercoledì 30 Settembre 
La Bevibilità 
Mercoledì 7 Ottobre 
Vini Artigianali, Naturali & Co. 
Mercoledì 14 Ottobre 
Aromi Primari e Secondari 
Mercoledì 21 Ottobre 
Tra Corpo e Struttura 
Giovedì 29 Ottobre 
Il Bello, Il Brutto e il Tannino 
Mercoledì 4 Novembre
Li chiamavano Terziari 
Mercoledì 11 Novembre 
Bolle di piacere 
Mercoledì 18 Novembre 
Mineralitè, Fraternitè, Egalitè

posted by Mauro Erro @ 11:45, , links to this post


Campi Flegrei, Agnanum: il Vigna delle Volpi raddoppia


Ci sono quelli che la sabbia bianca la cercano in qualche paese tropicale, io rimango a Napoli e vado ad Agnano sulla collina che guarda l’ippodromo, nella vigna di Raffaele Moccia, perché ci trovo più stupore. Sarà che da quassù si vede il Vesuvio oltre la cresta della collina vomerese, i monti Lattari più in là, poi il mare e Capri, saranno le vigne centenarie allevate alla puteolana che si contorcono in arabeschi resistendo al cemento che nella seconda metà della loro vita ha deturpato il paesaggio di questa conca vulcanica, sarà, anzi è, Lello Moccia che mi guida nella sua nuova vigna e mi dice: 

“Secondo me mi pigliano per pazzo. Qua le terre le abbandonano o cercano di venderle. E io, invece, me le compro. 
Sai, io penso che quando uno qui propone la propria terra a qualcuno, l’altro risponde: E per chi mi hai preso? Per Lello Moccia?” 


Guardo le terrazze su cui ci sono le vigne a destra e sinistra e il varco che scende correndo a picco tra banchi di sabbia vulcanica, poi l’ippodromo e, come Giancarlo Giannini in Mi manda Picone, penso cosa rispondere alla domanda Chimofafà a quanto me lo date?

Era il suo sogno comprare quella vigna contigua alla sua, dove Gennaro, suo padre, 85 anni all’anagrafe, in questo momento zappa. Sin da quando bambino arrampicandosi ci veniva a giocare. Sembra una pazzia per quanta fatica costa. 
Eppure, fino a poco più di dieci anni fa non era una pazzia pensare che un piedirosso, il suo Vigna delle Volpi, potesse trovarsi da Barolo – si, ho scritto Barolo – fino nella carta di un ristorante del Lago di Garda o di Bologna? 
Tuttavia, è così, dopo il suo 2007, dopo le Falanghina Cruna deLago de La Sibilla e quella di Contrada Salandra, i vitigni principali dei Campi Flegrei non sono più un fenomeno locale, i vini della città di Napoli che solo qui si bevono, se va bene, ma richiesti, ricercati e apprezzati in tutta Italia, ed io ho perso il conto di quanti colleghi e appassionati oggi vadano da questi produttori per conoscerne i vini e le vigne. 





E finalmente, concretamente, il risultato è un congruo prezzo per tale lavoro e per questi sacrifici. 
Così, dal 2016, il tempo che Lello sistemi le vigne acquisite, quasi due ettari, la produzione aumenterà, quella del Piedirosso Vigna delle Volpi raddoppierà. Non si può che esserne felici anche se adesso ho due chili di sabbia bianca nelle scarpe.


posted by Mauro Erro @ 15:53, , links to this post


Reclame: Piedirosso a Predappio


I TRE GIORNI DEL SANGIOVESE 
I laboratori SABATO 5 SETTEMBRE 2015 ORE 18:  
IL PIEDIROSSO DEI CAMPI FLEGREI: MEDITERRANEA GOLOSITA' 

Con Francesco Falcone e Mauro Erro 

I Campi Flegrei (o campi ardenti) rappresentano un arcipelago di crateri ed edifici vulcanici situato a nord-ovest della città di Napoli, dove da tempi remoti si coltivano (ancora oggi a piede franco) le uve falanghina e piedirosso (detto localmente per’e palummo). È su quest'ultima varietà - all'origine di rossi espressivi e realmente golosi - che ci soffermeremo con Mauro Erro, degustatore, wine writer ed enotecario di talento. Mauro è l’esploratore più esperto di quelle terre friabili e suggestive: insieme a Francesco Falcone ce ne racconterà umori e talenti, portando in dote una serie di squisite versioni (e di più annate) dei migliori Piedirosso d'autore. Il piedirosso è innanzitutto, e lo è culturalmente, il vino di Napoli. Un vitigno scorbutico rivalutato soprattutto nell’ultimo decennio nei Campi Flegrei, grazie all’opera di pochi vignaioli. Una degustazione per conoscerne l’agilità, la gioiosa frivolezza e l'ecletticità negli abbinamenti a tavola che lo rendono un vino contemporaneo come pochi. Con alcune variazioni sul tema. 

Piedirosso dei Campi Flegrei 2012, Vigna Madre, La Sibilla 
Piedirosso dei Campi Flegrei 2013, Vigna Madre, La Sibilla 
Piedirosso dei Campi Flegrei, Vigna delle Volpi 2007, Agnanum 
Piedirosso dei Campi Flegrei, Vigna delle Volpi 2010, Agnanum 
Piedirosso dei Campi Flegrei, Vigna delle Volpi 2012, Agnanum 
Piedirosso dei Campi Flegrei 2010, Contrada Salandra 
Piedirosso dei Campi Flegrei 2012, Contrada Salandra 
Lucno, Roccamonfina Igt 2013, I Cacciagalli 
Frupa, Piedirosso Igt 2011, Sorrentino 

Divagazioni 
Falanghina dei Campi Flegrei Cruna deLago 2012, La Sibilla 
Falanghina dei Campi Flegrei 2010, Contrada Salandra 

Per ogni laboratorio il costo a persona è di 20 euro. La prenotazione è obbligatoria a causa del numero limitato di posti. È possibile abbonarsi a tutti e quattro i laboratori al costo complessivo di 60 euro. I laboratori si svolgeranno presso la sede del Comune di Predappio in Piazza Sant’Antonio. Le degustazioni sono prenotabili via telefono al 3358440104 o via email scrivendo a bertiste@gmail.com, avendo cura di scrivere nome, cognome, numero di partecipanti, recapito telefonico e indirizzo email. La prenotazione si intende valida solo dopo il versamento della quota di partecipazione attraverso bonifico bancario su Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Agenzia di Fiumana, IBAN: IT81K0538767950000001689415

posted by Mauro Erro @ 09:07, , links to this post


Il wine writer tra Andrew Jefford, Bianca Bosker e Alessandro Masnaghetti

Alessandro Masnaghetti

Nell’editoriale di ieri sulle colonne di Decanter dal titolo evocativo Note di degustazione – la vergogna del mondo del vino? (che potete leggere anche qui nella trasposizione di Angelo Peretti sul suo Internetgourmet), Andrew Jefford si chiede se la scrittura del vino proposta oggi sia ancora efficace. Riflessioni che nascono da un dibattito innescato da Bianca Bosker che sul New Yorker ha provato a chiedersi se c’è un modo migliore per parlare di vino, evitando inutili barocchismi, districandosi tra noiosissimi quanto ripetitivi strutturato e abbastanza persistente e il secco e limitante punteggio. 

Le tre indicazioni che da Jefford per uscire dall’empasse non sono niente di trascendentale, ma semplici considerazioni di buon senso su quelle che dovrebbero essere le minime condizioni per poter fare questo mestiere: La prima è saper assaggiare. La seconda capacità è quella di “comunicare entusiasmo” e la terza condizione è quella di possedere una “genuina attitudine letteraria”. 

A me queste considerazioni, seppur largamente condivisibili, sembrano fuori tempo massimo e non fanno che registrare la crisi editoriale che attraversa anche il mondo del vino e che si dipana tra numerose riflessioni fino al concetto di disintermediazione tanto in voga nella società di oggi. 
Mi hanno ricordato discorsi vecchi di almeno tre anni quando frequentavo la cucina di Enogea, e in cerca di novità ci facevamo domande di questo tipo fino a chiederci paradossalmente se si potesse parlare di vino senza parlare di vino. 
Tentativi? Molteplici. E basta andare a riguardarsi la prima come l’ultima fase della seconda serie di Enogea, dalla rubrica di successo – On the road – del Persichetti, fino ad una delle ultime create, Vintage di Paolo De Cristofaro, in cui provammo a raccontare l’annata 1984 anche attraverso una serie di episodi (la storia di Joseph William Kittinger; la beffa dei finti Modigliani; le Olimpiadi di Los Angeles boicottate dai russi; la rapina alla Banca provinciale Lombarda a piazza Diaz a Milano; il primo spot Apple Macintosh diretto da Ridley Scott; l’uscita di C’era una volta in America di Sergio Leone in due versioni; la nascita dell’auditel, il taglio di quattro punti della scala mobile ad opera di Craxi e via così). 

Al di là della crisi d’identità degli opinion leader che cercano di arrivare a quella maggioranza di pubblico che è oltre gli steccati del mondo del vino (e che non si riesce a raggiungere) la realtà è che la crisi della carta stampata e la bassa marginalizzazione – per ora – del web e del digitale danno davvero poco spazio a chi voglia lavorare con la parola – soprattutto in quei paesi non anglosassoni – come auspicano Jefford e Bianca Bosker. Perché oggi uno dei pochi filoni redditizi, al contrario, è quello conosciuto con il nome di data journalism: numeri, flussi di dati, grafici, infografiche… 
La citazione ad Enogea non era casuale perchè è proprio l’avanguardista Masnaghetti, l’unico italiano a poter contare sul mercato globale di una certa autorevolezza, a dimostrarlo con la sua nuova iniziativa editoriale uscita oggi, proposta tra l’altro a titolo gratuito. 
Barolo 2011 e Barbaresco 2012 raccontati, appunto, senza le note di degustazione, ma attraverso grafici, mappe e infografiche. Un instant book in formato Pdf di otto pagine che, se volete, stampate e ripiegate – ci sono le istruzioni – in un comodo formato da viaggio.

posted by Mauro Erro @ 12:11, , links to this post






Pubblicità su questo sito