Pausa merenda: Torta allo Yogurt

Ma qualcuno se le ricorda ancora le merende di una volta?
Le marmoree ciambelle metà bianche,metà nere per l’aggiunta del cioccolato, il pane, burro e marmellata o la semplice fetta di pane e olio prima che questo fosse definitivamente sostituito dalla nutella?
Le merende segnavano il tempo. A metà mattinata, a scuola, deliberavano la ricreazione, il via libera ai corridoi o al cortile, la pausa tanto agognata che da 10 minuti inevitabilmente slittava ai 15 o ai 20.
A metà pomeriggio dichiarava aperta la pausa dai compiti: finalmente era arrivato il tempo per il cartone preferito!

E adesso? Da quando “il certo languorino” ha preso il sopravvento e la merenda è diventata merendina o snack, qualcosa è cambiato.

Ci toccherà dar ragione al professor Montanari e asserire che la merendina ha ucciso la merenda?
La parola merenda deriva dal latino “mereo” e significa “ciò che si deve meritare”, durante il lavoro o lo studio.
La merenda faceva parte di un rito ed aveva una sua collocazione spaziale e temporale.
La merendina, invece, nel suo diminutivo rimpicciolisce, alleggerisce e ridimensiona il rituale cui eravamo abituati.
Ciò che abbiamo sostituito con il Tegolino, la Fiesta Ferrero o la semplice barretta al cioccolato o ai cereali è solo un malinconico ricordo.
Lo snack da agguantare in qualsiasi momento, dalla borsa o dallo zaino, da consumare continuando a far quello che si stava facendo o, addirittura, nei casi più tristi, sostituire il pranzo, ha ucciso il vero significato del rito della merenda.

Con la merendina, dice Montanari, è scomparso il tempo, quello del riposo e del ristoro, intervallo dal lavoro e dallo studio e lo spazio, perché come il pranzo o la cena essa aveva luoghi definiti per essere consumata. La merendina mordi e fuggi non ha più un luogo, si può afferrare e consumare ovunque, facendo altro, in luoghi deputati ad altro.

Triste, no?
Per esorcizzare potremmo provare a fare una lista delle merende e dei ricordi ad esse legate, ma anche una lista di ricette per vere merende.

Intanto vi lascio con il mio sugegrimento, una torta allo yogurt, pratica e facile da realizzare. Vi darà il tempo necessario per riappropriarvi dei ricordi e se la avvolgete in un pezzetto di carta stagnola sarà una valida alternativa al kinder Brioss, per voi, per i vostri bimbi e per tutti coloro che vorranno godere una meritata pausa!

Torta allo yogurt (ma anche Plumcake)
Ingredienti: 1 vasetto di yogurt naturale; 2 vasetti di zucchero; 3 vasetti di farina; 1 vasetto di olio di oliva extra vergine; 3 uova; un baccello di vaniglia; una bustina di lievito; la buccia grattugiata di un limone; 15 gr. di burro per lo stampo.
Preriscaldate il forno a 150°. Versate lo yogurt in una ciotola, sciacquate il vasetto quindi e utilizzatelo come dosatore per gli altri ingredienti. Nella stessa ciotola aggiungete poco alla volta tutti gli altri ingredienti. Cominciate con lo zucchero, le uova, la buccia grattugiata del limone e la vaniglia (con un coltellino affilato, aprite il baccello a metà per il lungo e raschiate via i semini interni). Mescolate con una frusta elettrica. Aggiungete poi la farina e il lievito e per ultimo l’olio di oliva. Dovete ottenere un impasto morbido. Imburrate una teglia rotonda oppure, se preferite, uno stampo da plumcake, versatevi il composto e infornate per 30/35 minuti.
NB: potete sostituire l’olio con la panna fresca oppure la farina con un vasetto di mandorle in polvere.

Adele Chiagano
ah

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98 birre a 2

A volte resto affascinato dalle sproporzioni.
Prendi Berlusconi. Ci fu Noemi, poi la D’addario e poi Ruby. Centinaia di intercettazioni, il copioso ricorso a questo strumento, criminoso per qualcuno, che ha svelato un’agenda fitta di appuntamenti, incontri e vernissage nelle notti fugaci di Palazzo Chigi. Mille personaggi, faccendieri, impresari, escort, le ragazze dell’olgettina, facce nuove, vecchi giornalisti leccaculo in un vortice immobile. Lui, super-B, è ancora lì e non molla.
Nel frattempo ci fu il caso Marrazzo. Un video che ti ritrae a parlare con un trans: un vortice che stavolta fa parecchi danni. Ci fu lo scandalo, le strumentalizzazioni, una ragazza morta, le dimissioni, la tragedia personale. Un po’ di tempo dopo poi la Cassazione si pronunciò: Marrazzo fu vittima di un’imboscata. Ma tanto chi se lo ricorda?
Sproporzioni di un paese chiamato Italia.
E poi penso al mercato della birra qui da noi.
C’è l’elefantiaca quota dominata dai colossi della birra: un 98% che spaventa, perché rasenta il totale. Il dato buono è che la piccola fetta che spetta al mercato della birra artigianale è in crescita, nonostante la crisi economica mondiale, nonostante l’Italia figuri agli ultimi posti come consumo di birra. Circa 30 litri il consumo medio annuo contro gli oltre 100 litri della Germania e loro non sono i primi. Condividiamo questa chiusura di classifica con i cugini d’oltralpe.
Già, i francesi.
D’altronde noi (e loro) produciamo vino. Per cultura, affinità, tradizione e storia, produciamo e beviamo vino. La birra si affermerà molto dopo nella storia del nostro paese. E se questi aspetti mancano al mondo della birra, parlo di una cultura come quella che invece hanno paesi come il Belgio, la Germania, l’Inghilterra e via dicendo, potendoli solo imitare, perché poi 30 litri sono pur sempre 30 litri, non potendo puntare quindi sull’aspetto culturale, come invece è per il vino, la partita si gioca sul solo piano edonistico. Maroni avrà fatto pure il suo tempo nel mondo del vino, ma in quello della birra ha la possibilità di reinventarsi.
Se la partita infatti si gioca sul solo campo del gusto, la birra artigianale ha vittoria facile.
Perché la birra artigianale è sproporzionatamente più buona.
ah

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Sale: tanti modi per usarlo e gustarlo

Quanti modi ci sono per utilizzare il sale? Infiniti, come tante sono le tipologie di sale presenti al mondo.
Il clorulo di sodio più comunemente conosciuto come sale o sale da cucina è il composto chimico (di clorulo e sodio) più diffuso nelle nostre dispense.

Lo utilizziamo come esaltatore di sapidità, per conservare i cibi, per cuocere senza grassi, per salare le verdure prima di lessarle affinché rimangano intatte le loro proprietà nutritive; i legumi secchi a fine cottura per non farli indurire, le melanzane affinché non anneriscano e perdano liquidi e gusto amarognolo; mele, pere e patate per mantenerne il colore; per montare gli albumi a neve o la panna montata; per prevenire la formazione di muffa sul formaggio.

Rimedi casalinghi che ci riportano alle nostre nonne e che continuiamo ad applicare quasi senza accorgercene nonostante l’avvento della modernità.

Ancora oggi si usa il sale (miscelandolo con l’acqua) per pulire il frigorifero, per lucidare l’argenteria o sgrassare le padelle, per rimuovere le macchie di te o caffè dalle nostre tazze o l’odore di cipolla dalle nostre mani; per togliere le macchie o l’odore di uovo, ma anche gli orrendi aloni di sudore che danneggiano i nostri indumenti, per schiarire i taglieri o pulire i tubi del lavello o semplicemente come antigelo.

Il sale si trova abbondantemente in natura, in parte disciolto in acqua (a formare acqua marina), in parte allo stato solido in giacimenti sulla terraferma. La forma più antica di produzione viene fatta nelle saline dove l’acqua di mare, raccolta in vasche impermeabilizzate staziona e il sale si estrae per processo di evaporazione mentre i giacimenti di sale allo stato solido sono residui di antichi mari, da cui si estrae il cloruro di sodio già in forma solida chiamato salgemma.

Oltre al comune sale cui siamo abituati esistono in natura un’infinità di sali commestibili: dal più conosciuto sale rosa dell’Himalaya (il sale marino fossile antichissimo raccolto a mano nelle miniere di Khewra, regione del Cachemire Pakistano, macinato a pietra senza alcuna raffinazione) al sale Marino Rosso Hawaiano Alaea, dal sale marino giapponese Aguni a quello nero Hawaiano Hiwa Kai.

Basta fare un giro sul sito di Saltexpò e perdersi fra le “notizie salate”, storia, suggerimenti e curiosità e soprattutto annotarsi tutte le selezioni di Sali speciali di Fabio Fassone, gastronomo ed ideatore dell’Evento Internazionale interamente dedicato al sale.

Molti di questi sali grazie alle loro caratteristiche proprietà o in seguito ai processi di lavorazione artigianali che subiscono, acquistano aromi tali da riuscire ad esaltare e arricchire tanti piatti oltre ad essere molto decorativi.

A casa, con l’aiuto della fantasia, di ingredienti freschi e di vasetti a chiusura ermetica, ci si può cimentare nella preparazione di qualche sale aromatico. Non avrà le proprietà benefiche dei sali speciali naturali, ma potrà abbellire qualche vostra preparazione e darvi la possibilità di sperimentare la vostra fantasia.
Qualche suggerimento?
Sale al pepe nero. Pestate due cucchiai di pepe nero in grani in un mortaio con 8 cucchiai di sale grosso, fino ad ottenere un miscuglio a grana media: è ottimo per le grigliate.
Sale con le erbe aromatiche. Pestate in un mortaio 2 foglioline fresche di timo, maggiorana e origano (o altre erbe che vi piacciono) con 8/9 cucchiai di sale grosso: perfetto per condire carni e pesci da cuocere arrosto o per le marinate.
Sale agli agrumi. Tagliate la scorza da un’arancia o da un limone e ricavatene due strisce, tritatele con un coltello e mettete il trito nel mortaio che pesterete insieme a 4 cucchiai di semi di sedano e 4/5 cucchiai di sale grosso fino ad ottenere un composto grossolano. Usatelo per condire il pesce alla griglia, le zuppe di pesce, gli arrosti di agnello e gli stufati di carne.

Adele Chiagano
ah

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Degustatori o Giornalisti?

C’è una vecchia intervista di Ivano Antonini ad Alessandro Masnaghetti che ho già segnalato e che di tanto in tanto amo rivedere. Come rileggere un buon libro o vedere nuovamente e per l’ennesima volta un film che amiamo tanto. Lo faccio quando ho bisogno di risposte a domande che ciclicamente mi pongo e la cosa aiuta. Infonde sicurezza sapere come andrà finire la storia, conoscere tutte le battute; non ci saranno sorprese, delusioni, aspettative mal riposte.
L’intervista inizia con una domanda semplice ma significativa: degustatore o giornalista?
Contrariamente alla domanda, la risposta è assai complessa, non per Masnaghetti ovviamente, ma per chi fa questo strano mestiere, se tale si può definire, di degustatore di vini e di cibi.
È meglio chiarire subito che non mi riferisco all’essere possessori o meno di un tesserino. Anzi, per storia personale e indole, sono sempre stato allergico a privilegi e rendite di posizione che derivano dall’appartenere a caste. Per dirla semplicemente alla maniera di un amico direttore trovo quella degli albi una sesquipedale stronzata.
Intendo il termine e la professione di giornalista nel senso più alto. Laddove esista un senso più basso, non tanto nel significato che la parola racchiude, quanto nell’esercizio che della professione taluni fanno.
Degustatori o giornalisti?

Non è domanda cavillosa come può apparire a molti. Credo che la risposta non data a questa domanda racchiuda il percorso di questi ultimi dieci anni di critica enogastronomica dopo il crollo delle torri gemelle. Una data da cui un certo percorso già avviato anni addietro ha preso una accelerazione impressionante.
Più guardo i dati dei consumi del vino in Italia, del crollo inesorabile che prosegue, più mi chiedo dove questo nostro amato mondo andrà a finire. Come abbiamo potuto trasformare un alimento in semplice bevanda al pari di una coca cola o un sanbittér?
Non che la cucina se la passi meglio. Ecco il commento di un lettore ad un articolo sul tema: tra una o due generazioni l’arte della cucina in casa sarà scomparsa. Speriamo sia solo pessimismo il suo e si riesca a scampare al cibo precotto, industriale e al take away.

Benvenuto progresso. Non solo non siamo riusciti a risolvere la fame nel mondo, ma l’abbiamo accentuata ed è il cibo attraverso cui misuriamo le distanze tra classi. Ormai certi cibi e certi vini sono solo ad uso e consumo di élite mentre il telefonino, il televisore e tutti gli ammennicoli tecnologici che qualcuno crea già vecchi, sono alla portata di tutti o dei più. I più che non sanno cosa ingeriscono pur chiamandolo cibo.

L’uomo è ciò che mangia diceva Feuerbach. Ecco, allora mi sa che non sappiamo semplicemente cosa siamo.
Noi, noi dell’enogastronomia dico, siamo un’élite. E pare che ci teniamo ad esserlo. Soprattutto noi che ci occupiamo di vino intenti a frapporre sempre più muri tra noi e loro e tra noi stessi, muri di parole spesso vuote, incomprensibili e insensate. Se una volta erano i numeri attraverso i quali pensavamo di raccontare il vino adesso sono sempre più termini onanistici e presuntuosi: metossipirazine, etilfenolo, mercaptani.
Noi che citiamo Monelli, Veronelli e Soldati con parole pesanti peggio delle lapidi di marmo dietro cui sono sepolti. Ne amiamo le forme letterarie, i ghirigori, le capacità di scrittura ed espelliamo sempre le loro denunce palesi, puntuali, fattuali, che risalgono a quaranta e più anni fa. Per noi contano le opinioni e non i fatti e ci attorcigliamo su di essi e quando c’è da criticare, perché i Maestri si possono e vanno criticati, ci limitiamo a bollare, come nel caso di Veronelli e del suo ultimo e più bello e libero e anarchico periodo, le sue parole con giudizi tanto sintetici quanto insopportabili: le parole di un vecchio rincitrullito.

Abbiamo espulso argomenti come se non ci toccassero, abbiamo dimenticato che cosa sia l’agricoltura, quale ruolo giochi, quali malattie abbia, quali brutture, quali nefandezze per concentrarci sul calice nel tentativo di oggettivare non si sa bene cosa.
Debolezze, le nostre, che chiamiamo strutturali. Tanto per giocare con le parole.
Meglio sparare un 85 o un 87 ad un vino o parlare di acetato di etile per nascondere problemi ben più grandi e reali di cui, invece, ci dovremmo occupare.

Mi facevo tutte queste domande, troppe, l’altro giorno, quando avevo tra le mani e sfogliavo svogliatamente per la prima volta il press kit che gli amici di Centopassi mi avevano dato a Vinitaly quando ero andato a trovarli.
Centopassi, l'attività vitivinicola delle realtà siciliane di Libera Terra, la Cooperativa Sociale Placido Rizzotto e la Cooperativa Sociale Pio La Torre che gestiscono terreni agricoli confiscati ai boss di Cosa nostra, circa 60 ettari a vigneto in provincia di Palermo.
Il solito press kit che le aziende rifilano ai giornali…, pardon, ai degustatori. Vino, vitigno, tipologia, annata, acidità totale, consuete informazioni di routine.
Dopo i vini, le vigne. Località Pietralonga, comune di Monreale, confiscato a Simonetti, del clan mafioso dei Riina. Vigneto Saladino, in omonima contrada, comune di Monreale, confiscato a Grizzaffi, del clan mafioso dei Riina. Vigneto Muffoletto, in omonima contrada, confiscato a Genovese, del clan mafioso dei Brusca. E poi altimetrie, tessitura dei terreni, epoca d’impianto, sistema d’allevamento, anche qui solite informazioni.

Poi leggo: "Vigna Cirasa, contrada Cerasa, Monreale, confiscato a Guccione".
Ecco, meglio non farsi troppe domande.
Siamo degustatori, critici al massimo, mica giornalisti.
ah

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Il Cibo, la cucina, le donne al giorno d’oggi

È da un po’ che me lo chiedo e il post di stamane con i suoi vari interventi mi ha dato un ulteriore spunto di riflessione su quale possa essere la distanza tra noi “gastronomi o gastrofanatici” e la gente comune a cui aspireremmo rivolgerci.
Cosa significhi veramente il cibo, il vino, la cultura gastronomica e come queste cose si possano conciliare oggi, con i tempi serrati, la parità dei sessi con mamma e papà che vanno al lavoro, quando il lavoro c’è; come si possa scampare allo "scongelamento compulsivo" e ai prodotti industriali. Come costruire un dialogo tra noi e loro.
Oggi sul suo blog de IlFattoquotidiano.it Adele ha parlato di questo, in modo leggero, perché cibo e vino devono essere qualcosa che ci permette di essere felici perché ci arricchiscono oltre le calorie e non una condanna ad una continua polemica, agli insulti o peggio ancora. Ho appena letto un commento che ho trovato bellissimo, che riporto qui e che dovrebbe, come ha fatto con me, riportare tanti di noi con i piedi per terra e ad un approccio a queste cose più sereno e più colto. Il link lo trovate qui. Qualche suggerimento, (da scrivere lì) gradito.

Vanessa 1981
Io lavoro 8 ore al giorno, che col commuting fa 9 ore, che passiamo fuori di casa, sia io che mio marito che, purtroppo, il piccino di 4 anni. Siamo emigranti, quindi niente nonni che “aiutano” con il piccolo. E allora, come si fa? Si fa che la sera andiamo a prendere il bimbo all’asilo, e invece che guardare i programmi tv sulla cucina (non abbiamo la tv) io mi metto in cucina e mio figlio e mio marito giocano (coinvolgendomi) e chiacchierano. La cena e’ pronta in circa un’ora, quindi si mangia tutti insieme alle 7. Mangiamo la pasta, quasi tutte le sere, piu’ raramente andiamo di carne e contorno, anche perche’ e’ piu’ costoso.
Ecco, io non penso che sia difficile “fare tutto”. Nella nostra routine non c’e’ la frenesia di portare mio figlio a fare uno “sport” diverso tutte le sere… Forse e’ questo che fa la differenza. Avevo pensato che sarebbe bello andare tutti insieme in piscina una volta alla settimana, sarebbero 15 euro ben spesi, ma di domenica… Insomma io credo che si puo’ essere felici con molto poco, senza inseguire cose superflue…
Nel fine settimana, se il tempo lo permette, facciamo una passeggiata sulla spiaggia, cuciniamo qualcosa di speciale (pizza, ravioli, pasta fresca) tutto fatto in casa… Altro che robaccia surgelata…
Poi magari sbaglio, non lo so, pero’ sono davvero felice, e anche mio figlio lo e’, e questo e’ l’importante.
Quando si tratta di cucinare mio figlio vuole sempre partecipare, gli piace usare il mattarello, la rotellina tagliapasta, impastare la farina…
Se e’ contento lui lo sono anche io.
ah

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Tre bicchieri Campania 2012



Costa d’Amalfi Furore Bianco 2010 – Marisa Cuomo
Greco di Tufo 2010- Pietracupa
Greco di Tufo Vigna Cicogna 2010 – Benito Ferrara
Greco di Tufo Cutizzi 2010- Feudi di San Gregorio
Fiano di Avellino 2010 – Colli di Lapio
Fiano di Avellino 2010 – Rocca del Principe
Fiano di Avellino Alimata 2010 – Villa Raiano
Fiano di Avellino 2009 – Marsella
Fiano di Avellino Exultet 2009 – Quintodecimo
Montevetrano 2009 – Montevetrano
Taurasi radici 2007 – Mastroberardino
Taurasi Poliphemo 2007 – Tecce
Taurasi 2007 – Urciuolo
Taurasi 2005 – Antico Borgo
Aglianico del Taburno Terra di Rivolta ‘08 – Fattoria La Rivolta
Terra di Lavoro 2009 – Galardi
Sabbie di Sopra il Bosco ’09 – Nanni Copè

(fonte: Luciano Pignataro wine blog)
ah

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Xtrawine: il nuovo modo di fare business delle enoteche on-line?

Non tutti sanno che i banner pubblicitari che vedete qui (e su tutti gli altri blog del circuito) fanno capo al network Vinoclic di Filippo Ronco e che la loro gestione è completamente slegata dai contenuti del blog stesso. Da qualche giorno tra i vari annunci che si alternano c’è quello di Xtrawine, enoteca on-line. Io neanche ci faccio caso ai banner e se non fosse stato per il post di Jacopo Cossater sul suo Enoiche Illusioni non mi sarei andato a fare un giro sul sito dell’enoteca on-line in questione.

La cosa che mi ha colpito, rimarcata già dallo stesso Jacopo, sono i criteri della selezione legata ai premi delle varie guide; per cui ci sono i vini premiati da Gambero Rosso, Duemilavini, la Guida Veronelli (non scherzo), e persino quella di Luca Maroni (e qui, mancava poco che svenivo anch’io). Insomma ce n’è per tutti i gusti.

Il punto è, mi chiedo, ma noi appassionati, non ci lamentavamo – era la fine degli anni novanta e i primi anni duemila – delle carte dei vini fotocopiate nei ristoranti e delle selezioni delle enoteche tutte uguali e identiche?

Però, ne abbiamo fatti passi avanti in questi dieci anni.
E poi non mi venite a dire che le guide ai vini non contano…
ah

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Riforma Ocm Vino e diritti d’impianto: ne mancano solo due…

Non bastasse la crisi ci si mette anche la nuova riforma Ocm vino che stabilisce l’annullamento dei diritti d’impianto dei paesi membri della comunità europea dal 1 gennaio 2016.
Per i non addetti ai lavori, in sostanza, vuol dire semplicemente che chiunque, all’interno della comunità europea può piantare vigna dove desidera e nella quantità che desidera.
Quello che di primo acchito può sembrare una semplice liberalizzazione che avvantaggia la concorrenza e di conseguenza il consumatore, invece, potrebbe risultare come un boomerang se pensiamo alle misure che esistono oggi (vedi vendemmia verde o distillazione di crisi) per eliminare gli eccessi produttivi che vanno ad incrementare il vino invenduto.
Quali potrebbero essere le conseguenze?
Rischio di transizione del settore verso una viticoltura industriale a scapito delle aziende a conduzione familiare dell'UE; ripercussioni sull'ambiente e sull'assetto territoriale; sovrapproduzione.

Fino ad oggi sono 12 gli Stati membri si sono pronunciati contro la liberalizzazione dei diritti di impianto, la Germania, la Francia, l'Italia, la Spagna, il Portogallo, l'Ungheria, l'Austria, la Romania, il Lussemburgo, Cipro, la Repubblica ceca e la Slovacchia. Per costituire una maggioranza qualificata e bloccare la decisione servirebbero ancora 2 Stati membri e 66 voti.

Anche il Parlamento Europeo si è detto contrario.

Ora non rimane che trovare altri due stati membri e aspettare che la Commissione Europea elabori una proposta.
ah

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Osteria La Via di Mezzo, Buonconvento, Siena

Cucina: tradizionale

Proposte: a la carte, 30/35 € vini esclusi

Plus: la passione e la simpatia dei gestori

Abbiamo bevuto: Chianti Classico Le Trame 2008, Podere Le Boncie


Lungo la Via Francigena, da Canterbury fino a Roma, al pellegrino capita di sostare in borghi dominati dalla quiete, dove il sole detta i ritmi di una giornata che trascorre lenta, silenziosa e fiera. Buonconvento è un piccolo comune all’interno del circondario delle crete senesi, laddove le colline spoglie abbracciano la visuale. L’orizzonte viene interrotto talvolta da biancane e calanchi a regalare un’immagine suggestiva, talvolta da un pugno di costruzioni, chiese e mura, che riportano alla mente visioni di epoche lontane, quando ancora si andava a cavallo.
Il paese offre poco, una passeggiata piacevole e breve al riparo della cinta muraria. Alla via Soccini, una volta era nominata come via di mezzo, sorge l’omonima osteria, sosta obbligata per il pellegrino pagano che in quell’area deve tributo alla sua pancia con cibo e vino. Nata da 5 anni, da tre è in gestione ad un giovane e promettente duo che fa della cucina di territorio il suo stemma di riconoscimento, non disdegnando alcune puntatine dal sapore decisamente più moderno. Lo chef è giapponese (ed io storco il naso), ma mi assicura Gianni, uno dei due gestori, “è più toscano di me”, vive da 14 anni in Italia e da altrettanti cucina, anche come secondo in stellati ristoranti del capoluogo toscano. Non l’avessi saputo, non l’avrei mai detto. I piatti mi sembrano genuini, succulenti, sanguigni.
La carta si compone di una parte “fissa” tradizionalmente divisa in antipasti, primi e secondi, che vengono cambiati a seconda della stagione, e di una “mobile”, dalla più rapida rotazione, subordinata alla disponibilità dei prodotti al mercato e all’estro dello chef.
Noi abbiamo iniziato alla grande con uno sformatino di melanzane e formaggio e con un misto di affettati e formaggi locali; grande prova dei primi con la pasta fatta a mano (pici zucca e pecorino e tagliatelle al ragù bianco di cinghiale); esaltanti i secondi con cacciagione offerta in abbondanti porzioni (faraona alla cacciatora e coniglio arrosto morto).
Il menù prevede anche classici come la ribollita o la fiorentina e qualche offerta dal gusto più esotico. Noi abbiamo tentato con successo con il dessert: semifreddo al thè verde con crema di fagiolo azuki.
Carta dei vini esile, con toscana in prevalenza: a saper scegliere, accanto a nomi importanti e affidabili, si becca qualche grande bottiglia a prezzi d’enoteca.

Osteria La Via di Mezzo
Via Soccini 53, Buonconvento (SI)
0577 806320
www.osterialaviadimezzo.com

Carte di credito: Visa e Mastercard.
Orari di chiusura: aperto pranzo e cena, chiuso il lunedì; 2 settimane di ferie a Febbraio e Novembre.
Come arrivare: usciti da Siena percorrere la strada Massetana Romana e poi la stradale Cassia in direzione Buonconvento.
ah

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posted by Mauro Erro @ 07:59, , links to this post


Cara Coldiretti, ma quest’anno i funghi li raccogliamo si o no?

Giusto per farsi due risate.
Ogni giorno faccio il mio giro per siti e blog, la consueta rassegna stampa e tra i tanti, vado sul sito della Coldiretti.

Il 17 settembre scorso leggo questa notizia dal titolo “IN TILT I FRUTTI D’AUTUNNO, DA FUNGHI A TARTUFI”: I funghi ed i tartufi non si trovano ma in compenso si iniziano già a raccogliere le prime castagne per effetto del caldo torrido e della scarsa pioggia di fine estate che ha mandato in tilt tutti i frutti dell’autunno eccetera eccetera…
Notizia che viene ripresa il giorno dopo dal Corsera.

Notizia che viene ribadita oggi, 21 settembre, con il titolo: “E’ ARRIVATO AUTUNNO MA NATURA IMPAZZITA”.
Stesso incipit all’articolo: I funghi ed i tartufi non si trovano ma in compenso si iniziano già a raccogliere le prime castagne per effetto del caldo torrido e della scarsa pioggia di fine estate che ha fatto impazzire la natura.

E fin qui, a parte la scarsa fantasia dei redattori, nulla di strano.

Se non fosse, però, che il 19 settembre tra una notizia e l’altra, sempre su sito di Coldiretti era stata pubblicata questa con il titolo: “A MACCHIA DI LEOPARDO DANNI NEI CAMPI, MA GIOISCONO I TANTI APPASSIONATI DI FUNGHI E TARTUFI”.
L’arrivo del maltempo, […], provoca danni a macchia di leopardo nelle campagne ma accende gli entusiasmi degli appassionati raccoglitori di funghi dopo che la ridotta piovosità e il caldo record di fine estate avevano fatto temere il peggio…

Già, ho scritto era. Perché se andate sul sito di Coldiretti le notizie del 19 settembre sono tutte scomparse. Cancellate. Via.
Ma meno male che c’è Winenews (vedi qui).

Eh no Coldiretti, sulla rete, su internet così proprio non si fa.
E fateci sapere se questi benedetti funghi quest’anno li raccogliamo o no.
ah

posted by Mauro Erro @ 15:43, , links to this post


Blog e notizie free: un futuro ancora possibile?

Ad inizio settembre dopo il convegno ad Offida pubblicai il mio intervento sul tema Raccontare il vino ai tempi di internet e delle markette (vedi qui). Uno dei temi trattati riguardava la scelta che i lettori dovranno prima o poi fare, scegliere se essere disposti a pagare per ricevere le notizie o affidare tutto alla pubblicità.
Non è scelta di poco conto, ovviamente, perché non si può pensare che l’informazione sia delegata ai semplici appassionati.
A proposito di questo, rilancio l’appello di Marco Baccaglio, autore del preziosissimo I numeri del vino che potete leggere qui e qui, che chiede opinione ai lettori in vista di una ristrutturazione del suo blog.
Come giustamente afferma: “il blog in se stesso non ha in alcun modo remunerato il lavoro svolto;
il mantenimento del blog richiede tempo e sforzi che in questo momento sono molto difficili da sostenere”.

Per quanto mi riguarda sarei ben disposto a pagare Marco per le sue preziose news e analisi.
E voi che ne pensate?

posted by Mauro Erro @ 13:30, , links to this post


Mandorle e Salsa Tarator

Sebbene i frutti più aciduli del mandorlo, detti minnulicchi, si gustavano in Sicilia a primavera inoltrata, è questo, invece, il periodo giusto per farne una gran scorpacciata. E se il mandorlo in fiore viene festeggiato a febbraio quando Agrigento si copre dei suoi petali bianchi, il frutto mediterraneo che vanta leggende romantiche e mitologiche viene raccolto proprio adesso, tra fine agosto e fine settembre: è in questo periodo che i mandorli italiani vengono scossi per far cadere i suoi frutti, che qui vengono ancora raccolti a mano, per poi essere asciugati, smallati e messi ad essiccare.
Benché la California ci abbia superato nella produzione di mandorle grazie ad allevamenti più intensivi, portainnesti più resistenti e moderni strumenti di raccolta meccanizzata, in Italia, dove è ancora tutto appannaggio dell’artigianalità, il primato di coltivazione di alberi da mandorlo lo detiene la Sicilia, nel territorio agrigentino o nella splendida Val di Noto (ricordiamo la pregiata Pizzuta di Avola, profumata e ricca di proteine ed essenze), seguita a ruota dalla Puglia.

Il mandorlo, originario dell’Asia centro occidentale, venne introdotto in Sicilia dai Fenici che lo portarono dalla Grecia, tanto che i Romani lo chiamavano inizialmente "noce greca". In seguito si diffuse anche in Francia e Spagna e in tutti i Paesi del Mediterraneo mentre in America giunse solo nel XVI secolo. Appartenente alla famiglia delle Rosaceae, sottofamiglia Prunoideae, il mandorlo fiorisce precocemente, da gennaio a marzo e i suoi frutti si distinguono in due specie fondamentali: la mandorla dolce (sativa) e quella amara che contenendo acido prussico (acido cianitrico prodotto dall’amigdalina) non va consumata in grande quantità (è per lo più utilizzata a scopi farmaceutici, mentre il suo utilizzo in pasticceria è quasi limitato alla preparazione degli amaretti).

Inutile sottolineare quanto le mandorle facciano bene alla salute e alla pelle: oltre ai classici valori nutrizionali ( segnalati in tutte le tabelle) che ci attestano una cospicua presenza di proteine, vitamine essenziali, calcio, ferro e magnesio, pare che mangiare mandorle aiuti a diminuire la presenza di colesterolo cattivo. Il merito è, infatti, tutto delle proprietà antiossidanti, la cui presenza era già nota nella frutta a guscio, ed oggi è dimostrata anche in testi e studi scientifici come quello di alcuni ricercatori californiani e canadesi pubblicato nel 2008 sul Journal of Nutrition che ne ha confermato gli effetti benefici su persone con elevati livelli di colesterolo.
Grazie alla presenza al loro interno di grassi monoinsaturi le mandorle sono ottime per il nostro apparato cardiocircolatorio, ma attenzione sono pur sempre molto caloriche e non bisogna esagerare.
E se l’olio che se ne ricava è un elisir per le neo mamme per prevenire e combattere le smagliature, quando si pensa al profumatissimo frutto non si può fare a meno di evocare atmosfere mediterranee e mercatini arabi. Proprio di derivazione araba sono infatti la maggior parte delle preparazioni soprattutto dolci, ma anche salate, che utilizzano le mandorle: dal marzapane alla Pasta Reale (principe tra i dolci siciliani, pensiamo solo alla frutta martorana), dai torroni ai croccanti, dal biancomangiare all’orzata, la bevanda dissetante che in estate si gusta a tutte le ore. Non dimentichiamo le ottime granite della val di Noto e i gelati, ma pensiamo anche a tutte le preparazioni a base di pesce e verdure impreziosite dal profumato frutto.
Oggi vi lasciamo con la ricetta, naturalmente di derivazione araba, della Salsa Tarator che si presta ad accompagnare tipologie di pesci come orate, cernie o branzini, ma va benissimo per condire verdure crude o cotte e accompagnare carne di agnello arrostita, con la promessa di ritornare presto a parlare di mandorle e dei suoi infiniti modi di essere utilizzate...

Samak Tarator o salsa Tarator (ricetta diffusa nel Nord Africa, particolarmente in Egitto)

Ingredienti
: un pesce da 1,5 kg; olio extra vergine di oliva; sale e pepe. Per la salsa: 100 g di mandorle sgusciate; 2 cucchiai di mollica di pane; 2 spicchi di aglio; il succo di due limoni; 2 cucchiai del fondo di cottura del pesce; sale. Per guarnire: foglie di lattuga; fettine di limone; olive nere, peperone.
Pulite e sciacquate accuratamente il pesce. Cospargetelo dentro e fuori con dell’olio, sale e pepe macinato al momento, disponetelo su una teglia unta di olio e fatelo cuocere in forno a media temperatura finché risulti morbido. Preparate quindi la salsa. In un mortaio pestate le mandorle sgusciate e spellate, il pane precedentemente ammollato in un poco di acqua e gli spicchi di aglio sbucciati. Quando avrete ottenuto un composto omogeneo aggiungete il succo dei limoni e allungate il tutto con il fondo di cottura del pesce. Passate nel mixer se occorre in modo da ottenere una salsa quasi liquida. Aggiustate di sale e trasferitela in una ciotola di servizio. Disponete il pesce su un letto di foglie di lattuga, guarnitelo con gli spicchi di limone, olive nere e striscioline di peperone e servitelo freddo accompagnato dalla salsa.

Ricetta tratta dal libro Cucina Araba di Marta Fischer


Adele Chiagano

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Tre bicchieri Emilia Romagna 2012



Albana di Romagna Passito Nontiscordardime 2007 – Leone Conti
Colli della Romagna Centrale Sangiovese Pertinello 2008 – Tenuta Pertinello
Colli Bolognesi Pignoletto Classico Vigna del Grotto 2009 – Orsi
Lambrusco di Sorbara Leclisse 2010 – Paltrinieri
Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena Premium 2010 – Cleto Chiarli
Reggiano Concerto 2010 – Ermete Medici
Sangiovese di Romagna Sup. Primo Segno 2009 – Villa Venti
Sangiovese di Romagna Redinoce Ris. 2008 – Balia di Zola
Sangiovese di Romagna Sup. Pietramora Ris. 2008 – Fattoria Zerbina
Sangiovese di Romagna Sup. Pruno Ris. 2008 – Drei Donà
Sangiovese di Romagna Sup. Il Moro Ris. 2008 – Villa Trentola
Sangiovese di Romagna Sup. Petrignone Ris. 2008 – Tre Monti
Sangiovese di Romagna Vigna del Generale Ris. 2008 – Casetto dei Mandorli
Vigna del Volta 2008 – La Stoppa
Sangiovese di Romagna Sup. Avi Ris. 2008 – San Patrignano

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Quella Capatosta di Gianpaolo Paglia e il suo Morellino

il produttore, Gianpaolo Paglia


Chi non conosce Gianpaolo Paglia? Blogger di successo, ma soprattutto tenace (e polemico) vignaiolo maremmano, è uno dei principali protagonisti del comprensorio di Scansano con il suo morellino Capatosta. Il mio ultimo assaggio, prima di questa riserva targata 2009, risaliva a circa tre o quattro anni fa; non ricordo con precisione neanche l’annata, ma ricordo distintamente un vino concentrato, quasi impenetrabile alla vista, con tanto legno al naso e al sorso, sorso che non spiccava certo per la capacità di beva. È per questo che stappando l’ultima annata sono rimasto colpito, a dir poco, già nel versare il vino nel calice. Il Morellino di Scansano Capatosta Riserva 2009 (Sangiovese min. 85%, alicante e ciliegiolo) è tinto di rosso rubino di belle trasparenze che affascinano e lievi riflessi purpurei. Alla prima snasata una leggera pungenza dell’alcol e gusci di frutta secca fanno da incipit ad un racconto particolareggiato: aprendosi accenna uno sbuffo terroso e di funghi, ancora pepe nero ed alloro, eucalipto, ciliegia sotto spirito, radice di liquirizia. Ma è al palato che soprattutto impressiona per il bel succo, la materia polposa, densa e allo stesso tempo lieve e aggraziata. Un vino mediterraneo, caldo ma accogliente, di bella beva e dai ritorni fruttati invitanti.

Molto interessante anche il Vallerana Alta Ciliegiolo 2009 realizzato con Antonio Camillo da vecchie vigne 45enni, che profuma di piccoli frutti rossi, lampone e fragoline di bosco, di finocchietto selvatico e pepe bianco, e di vaghi rimandi floreali. Al sorso è di buona beva, ha tannino appena ruvido nel finale, dove il sorso, un pizzico debole, è allungato da una bella e rinfrancante scia sapida.

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Le guide ai vini e ai ristoranti sono davvero sorpassate?



Siamo in pieno clima guidaiolo, ormai fioccano le prime indiscrezioni e le prime liste di premiati – vini, aziende viticole e ristoranti – e di pari passo divampano le solite polemiche sul web, molte delle quali incentrate sulla inutilità delle guide e la stupidaggine di chi le segue.

Ma davvero le guide ai vini e ai ristoranti sono sorpassate e cimeli da gettarsi alle spalle?

No, si rassegnino i detrattori.

Se è vero che c’è un calo delle vendite, che il mondo dell’editoria cartacea è in crisi, è altrettanto vero che al momento, all’orizzonte, alternative a questi prodotti editoriali certo non si vedono sul web.

Tanto per capirci, Slowine ha venduto 40.000 copie. Quanti contatti unici fanno al giorno i principali siti internet di vino? Tremila e poco più quando va bene.

Va fatta, però, qualche distinzione tra tipologie di lettori e pubblicazioni.

Le guide ai vini, innanzitutto, indirizzate sia ai consumatori comuni sia al mondo degli operatori (leggi sommelier, enotecari, ristoratori, distributori et similia). Proprio quest’ultimo compone il pubblico più fidelizzato perché difficilmente può rinunciare ad uno strumento come quello della guida ai vini. In soldoni, un premio ad un vino per un’azienda si traduce ancora oggi come importante input commerciale.
Cosa che, forse, non accade, come una volta, per i ristoratori. Le guide ai ristoranti, difatti, si rivolgono principalmente ai consumatori finali e per questo troveranno sempre maggiori difficoltà, sostituite probabilmente dal chiacchiericcio diffuso, il passa parola, il continuo fluire di parole rappresentato da aggregatori, blog e il web in generale. Da questo punto di vista, l’acquisto da parte di Google di Zagat (l’editore delle principali guide americane) apre scenari del tutto nuovi (per approfondire leggere qui e qui Bonilli). Certo non vuol dire che siano ormai già morte e sepolte, ma proprio perché indirizzate non tanto ad un pubblico specializzato per i quali valori come autorevolezza e credibilità contano più di tutto, ma ad un pubblico “generalista” le cose si complicano non poco.

È probabile che in futuro il critico gastronomico reciterà la stessa parte di quello cinematografico: poco influente sul successo, o meno, al botteghino.
Ma ovviamente la partita è ancora tutta aperta.

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Tre bicchieri Sardegna 2012



Alghero Marchese di Villamarina 2006 – Tenute Sella & Mosca
Cannonau di Sardegna Dule Ris. 2008 – Gabbas
Carignano del Sulcis Sup. Terre Brune 2007 – Cantina di Santadi
Carignano del Sulcis Sup. Arruga 2007 – Sardus Pater
Cannonau di Sardegna Keramos Ris. 2007 - Tenuta Soletta
Malvasia di Bosa Vigna Badde Nuraghe 2006 – Emidio Oggianu
Norace 2008 – Feudi della Medusa
Perda Pintà 2009 – Sedilesu
Turriga 2007 – Argiolas
Vermentino di Gallura Sup. Thilibas 2010 – Pedres
Vermentino di Gallura Sup. Monteoro 2010 – Sella e Mosca
Vermentino di Galluta Vigna’ngena 2010 – Capichera
Vermentino di Gallura Sup. Genesi 2010 – Cantina di Gallura

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Ma quand’è che il vino ha smesso di essere alimento?

foto di repertorio

Riguardando i dati dei consumi interni e l’inarrestabile crollo che avviene dagli anni ’60 sempre più spesso mi pongo questa domanda. Perché per me il nocciolo della questione è tutta lì, nel cambio culturale che ha portato il vino da alimento presente sulle tavole degli italiani a bevanda edonistica e nulla più.
Quand’è che successo?
E noi dove eravamo?

posted by Mauro Erro @ 15:02, , links to this post


Tre babà tre

foto di repertorio

Il rapporto di Berlusca con Napoli è sempre stato complicato, dal primo invito a comparire ricevuto nel 1994 alle ultime vicende del caso Tarantini. Non a caso, tutta questa voglia di venire qui non la ha; l’ultima volta, in una piazza del Plebiscito sguarnita, si beccò una serie di fischi dai suoi “aficionados” e se guardate questo simpatico video, vi rendete conto della calorosa accoglienza che gli riservò il popolo partenopeo durante una sua passeggiata nel 2006: chi gli gridava buffone e chi stronzo.

A Berlusca, nonostante Bassolino, non è riuscito di vincere neanche nell’ultima tornata elettorale. Niente. D’altronde nella nostra storia, tra re, regine e imperatori, abbiamo visto proprio di tutto: siamo ben allenati.
Iersera l’illuminante (Edinson, appunto) Cavani ha ricordato ulteriormente un vecchio detto: vedi Napoli e poi muori.
Calcisticamente parlando, ovviamente.
Noi speriamo anche politicamente.
E per buon augurio, come diciamo da queste parti, stamattina al bar ho preso tre Babà.
Divorati, con dedica.

Ricetta torta Babà
Ingredienti: 360 gr. di farina; 250 gr. di burro; 40 gr. di lievito, 6 uova intere; due cucchiai di zucchero; sale.
Per la bagna: 1 litro di acqua; 400 gr. di zucchero; due bicchieri di rum.

In due dita di acqua tiepida sciogliete il lievito e aggiungetevi un po’ di farina. Lasciate riposare nel forno tiepido per una decina di minuti. Nel frattempo impastate la farina, il burro, il sale, le uova e lo zucchero. Aggiungete il lievito e sbattete con la frusta. Fate lievitare per circa un ora, quindi, sbattete di nuovo e fate riposare nel forno spento in un contenitore per babà per circa mezz’ora.
A lievitazione ultimata cuocete in forno a 175 gradi per 30/35 minuti.
Preparate la bagna faccendo bollire l’acqua con lo zucchero, aggiungete il rum e bagnate il vostro babà una volta raffreddato.
ah

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Guezerie Tilquin


A volte i sogni si realizzano, ma perché succeda c’è bisogno di pazienza, tenacia e tanto coraggio quanto il sogno è grandioso. Avere in mente di creare una guezerie, ai tempi d’oggi, quelli dove la birra industriale fagocita il mercato, è un sogno mastodontico.
Il sognatore: Pierre Tilquin, classe 1974, laurea in bio-ingegneria e dottorato di ricerca in statistica e genetica, con una passione smodata per la fermentazione spontanea. Ha lavorato 6 mesi per due dei maggiori produttori di lambic, Cantillon e 3 Fonteinen: “Ho imparato tanto da questi due produttori, e visto le cose da differenti prospettive. È stata un’esperienza notevole, la mia idea è di prendere il meglio dei due mondi”. Kuaska (Lorenzo Dabove) ci scherza su e dice che lo hanno cacciato, perché stava rubando tutti i segreti della fermentazione spontanea in tempi brevissimi.


Il sogno: aprire una guezerie. Tecnicamente, Pierre Tilquin non produce birra, ma fa il tagliatore, ovvero assembla lambic di altri produttori, messi a maturare in borri di legno nei locali della sua Guezerie. Il progetto nasce nel 2009, quando i lambic dei birrifici Boon, Cantillon, Girardin e Lindemans iniziano la loro maturazione. Nel 2011 vede la nascita la Oude Gueze à l’Ancienne, gueze da lambic di 1 e 2 anni. È Pierre Tilquin a decidere quando e quali lambic assemblare. “Dovremo aspettare il 2012 per avere una old Oude Gueze, da lambic di 1, 2 e 3 anni. Per quanto riguarda Cantillon, userò il suo lambic solo dopo 3 anni di maturazione, non prima e infatti sono l’unico a cui Cantillon concede il suo lambic. Il lambic di Boon posso usarlo dopo 1 anno, quello di Girardin and Lindemans dopo 1, 2 o 3.” Qualcuno avanza una critica per aver messo la sua gueze in fusto, ma lui si difende: “Se avessi messo la mia gueze in una nabucodonosor (bottiglia da 15 litri, ndr) nessuno avrebbe avuto da ridire nulla” .
La birra: Oude Gueze à l’Ancienne. Classici sentori da fermentazione spontanea, ma non eccessivi e pungenti, piuttosto sussurrati e in piena armonia: carte da gioco vecchie, sentori animali, ma anche vegetali e floreali. In bocca è accattivante, il sorso scorre come un guizzo sulla lingua, acidità citrica che pulisce e rinfresca, secchezza come cornice. Da bere, bere, bere: è verticale, ma non una lama. Niente a che vedere con una Cantillon bevuta giovane. Una gradazione alcolica pari a 6,2% per la versione in bottiglia, tra i 4 e i 5 per la versione alla spina, meno estrosa e con più carbonica della sorella maggiore.

Il mercato: A inizio secolo si potevano contare più di 180 tra produttori e assemblatori di lambic, oggi circa una decina. Anche in Belgio, patria storica della birra, quella di stampo industriale copre il 70% del mercato, dove tra l’altro il lambic è presentato come un prodotto dolce, arricchito fino all’inverosimile di sciroppi alla frutta. L’ultimo assemblatore si è aperto in Belgio nel 1997, quasi 15 anni fa. Il mercato del lambic ha sofferto molto, si è rischiata la scomparsa di una tradizione. Ora forse si vive un periodo più tranquillo, grazie alle esportazioni soprattutto, quelle in Italia sono tra le maggiori. Pierre Tilquin avrebbe voluto aprire la propria Guezerie a Bruxelles, ma i fitti sono troppo alti e l’investimento iniziale notevole: “tutte le mie botti vengono dai produttori di vino francesi: 150 dalla regione del Medoc e St. Emilion, le ho pagate 70 euro l’una, e le altre 72 costano 60 euro l’una, vengono dalla regione dell’Hermitage”. Ed apre in Vallonia, è il primo e unico, grazie ai sussidi che raramente vengono concessi nelle Fiandre e all’intervento di investitori come Gregory Verhelst del Birrificio La Rulles. Così inizia l’avventura, nel 2009, con più di 800 ettolitri di lambic messi a maturare: ci vorranno almeno due anni prima che la sua prima gueze veda la luce, prima che parte degli investimenti possano rientrare. E arrivò la primavera del 2011: buon per lui, buon per noi.

Glossario:
Guezerie: produttrice di gueze.
Gueze: blend di lambic di differenti età.
Lambic: birra a fermentazione spontanea composta da almeno il 30% di frumento non maltato.

Credits:
Belgian Beer and Travel

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I 5 grappoli Ais 2012

L'editore Franco Ricci

Valle d’Aosta


Vallée d’Aoste Chardonnay Cuvée Bois 2009 - Les Cretes
Vallée d’Aoste Torrette Supérieur Vigne de Torrentte 2007 - Di Barro

Piemonte

Barbaresco 2008 - Gaja
Barbaresco Asili Riserva 2007 - Bruno Giacosa
Barbaresco Camp Gros Martinenga 2007 - Tenute Cisa Asinati dei Marchesi di Grésy
Barbaresco Cottà 2008 - Sottimano 2008
Barbaresco Ovello 2008 - Cascina Morassino
Barbaresco Pajorè 2008 - Rizzi
Barbaresco Rabajà 2007 - Castello di Verduno
Barbaresco Rabajà Riserva 2004 - Giuseppe Cortese
Barbaresco San Stunet 2008 - Puero Busso
Barbaresco Santo Stefano 2008 - Castello di Neive
Barbaresco Valeirano 2008 - La Spinetta
Barbaresco Vanotu 2008 - Pelissero
Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone 2009 - Braida Giacomo Bologna
Barbera d’Asti Superiore Alfiera 2008 - Marchesi Alfieri
Barbera d’Asti Superiore Bionzo 2009 - La Spinetta
Barbera d’Asti Superiore La Bogliona 2008 - Scarpa
Barbera d’Asti Superiore Le Rocchette 2009 - Tenuta Olim Bauda
Barolo 2007 - Bartolo Mascarello
Barolo Arione 2007 - Enzo Boglietti
Barolo Bric Dël Fiasc 2007 - Paolo Scavino
Barolo Bricco Delle Viole 2007 - G.D. Vajra
Barolo Bricco Pernice 2006 - Cogno
Barolo Bricco Rocche Bricco Rocche 2007 - Ceretto
Barolo Bricco Rocche Brunate 2007 - Ceretto
Barolo Bricco Sarmassa 2007 - Brezza
Barolo Broglio 2007 - Schiavenza
Barolo Brunate 2007 - Marengo
Barolo Brunate 2007 - Oddero
Barolo Cà Mia 2007 - Brovia
Barolo Cannubi 2006 - Fratelli Barale
Barolo Cannubi Boschis 2007 - Sandrone
Barolo Cascina Francia 2007 - Conterno
Barolo Castelletto 2007 - Mauro Veglio
Barolo Cerequio 2007 - Roberto Voerzio
Barolo Cerrati Vigna Cucco 2007 - Cascina Cucco
Barolo Cerretta 2007 - Giovanni Rosso
Barolo Cicala 2007 - Poderi Aldo Conterno
Barolo Costa Grimaldi 2007 - Poderi Luigi Einaudi
Barolo Falletto 2007 - Bruno Giacosa
Barolo Ginestra Casa Matè 2007 - Elio Grasso
Barolo Lazzarito 2007 - Vietti
Barolo Le Coste 2007 - Pecchenino
Barolo Le Vigne 2007 - Sandrone
Barolo Margheria 2007 - Massolino
Barolo Massara 2007 - Castello di Verduno
Barolo Monfortino Riserva 2004 - Conterno
Barolo Monprivato 2006 - Mascarello Giuseppe e Figlio
Barolo Monvigliero 2007 - Fratelli Alessandria
Barolo Mosconi 2007 - Conterno Fantino
Barolo Ornato 2007 - Pio Cesare
Barolo Pajana 2007 - Domenico Clerico
Barolo Percristina 2004 - Domenico Clerico
Barolo Prapò 2007 - Ettore Germano
Barolo Ravera 2007 - Ferdinando Principiano
Barolo Rocche 2005 - Accomasso
Barolo Rocche 2007 - Brovia
Barolo Rocche Dell’annunziata 2007 - Renato Corino
Barolo Rocche Dell’annunziata Riserva 2005 - Paolo Scavino
Barolo Rocche Dell’annunziata Torriglione 2007 - Roberto Voerzio
Barolo San Giovanni 2007 - Giovanni Alessandria
Barolo San Rocco 2007 - Azelia
Barolo Sotto Castello Di Novello 2007 - Giacomo Grimaldi
Barolo Vecchie Vigne Di Monvigliero E Pisapola 2007 - Edoardo Sobrino
Barolo Vigna Rionda Tommaso Canale 2007 - Giovanni Rosso
Barolo Vigneto Cannubi 2007 - Comm. G.B. Burlotto
Barolo Villero 2006 - Brovia
Barolo Villero 2007 - Giacomo Fenocchio
Barolo Villero 2007 - Livia Fontana
Barolo Villero Riserva 2004 - Vietti
Boca 2007 - Le Piane
Bramaterra I Porfidi 2007 - Tenute Sella
Colli Tortonesi Timorasso Pitasso 2009 - Claudio Mariotto
Derthona Timorasso Sterpi 2009 - Vigneti Massa
Dogliani Maioli 2009 - Anna Maria Abbona
Dolcetto Di Dogliani Cursalet 2010 - Gillardi
Gattinara Riserva 2006 - Travaglini
Gattinara Vigneto Osso San Grato 2007 - Antoniolo
Gattinara Vigneto Valferana 2004 - Nervi
Gavi Del Comune Di Gavi Minaia 2010 - Nicola Bergaglio
Grignolino Del Monferrato Casalese Bricco Del Bosco Vigne Vecchie 2006 - Accornero
Langhe Chardonnay Gaia & Rey 2009 - Gaja
Langhe Nebbiolo Sperss 2007 - Gaja
Lessona 2007 - Proprietà Sperino
Nebbiolo D’alba 2009 - Hilberg-Pasquero
Nebbiolo D’alba Vigna Di Lino 2009 - Cascina Val del Prete
Piemonte Cortese Vilet 2009 - Luigi Spertino
Roero Bric Valdiana 2009 - Giovanni Almondo
Roero Mombeltramo Riserva 2007 - Malvirà
Roero Ròche D’ampsej Riserva 2007 - Matteo Correggia
Roero Sudisfà Riserva 2008 - Negro
Soldati La Scolca Brut Rosé D’antan Millesimato 1999 - La Scolca
Valentino Brut Zero Riserva 2001 - Podere Rocche Dei Manzoni

Lombardia

Cuvée Imperiale Vintage 2004 - Berlucchi
Franciacorta Brut 2006 - Enrico Gatti
Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 - Ca’ del Bosco
Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2003 - Ca’ del Bosco
Franciacorta Extra Brut Comarì Del Salem 2006 - Uberti
Franciacorta Extra Brut Vintage Riserva 2005 - La Montina
Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti 2004 - Bellavista
Franciacorta Gran Cuvée Brut 2006 - Bellavista
Franciacorta Non Dosato Gualberto 2005 - Ricci Curbastro
Franciacorta Non Dosato Sublimis Riserva 2005 - Uberti
Franciacorta Pas Dosé 33 Riserva 2004 - Ferghettina
Franciacorta Pas Dosé Bagnadore Riserva 2005 - Barone Pizzini
Franciacorta Satèn 2007 - Il Mosnel
Moscato di Scanzo Doge 2008 - La Brugherata
Oltrepò Pavese Brut Classese Selezione Millesimato 2006 - Travaglino
Sforzato di Valtellina Albareda 2009 - Mamete Prevostini
Sfursat di Valtellina Fruttaio Ca’ Rizzieri 2007 - Aldo Rainoldi
Valtellina Superiore Prestigio 2007 - Triacca
Valtellina Superiore Sassella Vigna Regina Riserva 2001 - Ar.Pe.Pe.
Valtellina Superiore Valgella Carterìa 2009 - Fay

Alto Adige

Alto Adige Bianco Passito Aureus 2009 - Niedermayr
Alto Adige Cabernet Sauvignon Cor Römigberg Tl 2006 - Alois Lageder
Alto Adige Gewürztraminer Kastelaz 2010 - Elena Walch
Alto Adige Gewürztraminer Terminum Vendemmia Tardiva 2009 - Tramin
Alto Adige Goldmuskateller Passito Serenade Castel Giovanelli 2008 - Kellerei Kaltern Caldaro
Alto Adige Lagrein Taber Riserva 2009 - Cantina Bolzano
Alto Adige Moscato Rosa 2009 - Franz Haas
Alto Adige Pinot Bianco Sirmian 2010 - Nals Margreid
Alto Adige Pinot Nero Barthenau Vigna S. Urbano 2008 - J. Hofstätter
Alto Adige Rosso Kermesse 2007 - Elena Walch
Alto Adige Sauvignon Sanct Valentin 2010 - St. Michael-Eppan
Alto Adige Terlano Chardonnay 1998 - Cantina Terlano
Alto Adige Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2008 - Cantina Terlano
Alto Adige Valle Isarco Grüner Veltliner 2010 - Manfred Nössing
Alto Adige Valle Isarco Riesling Praepositus 2009 - Abbazia di Novacella
Alto Adige Valle Isarco Sylvaner Alte Reben 2010 - Pacherhof
Alto Adige Valle Isarco Sylvaner R 2010 - Köfererhof
Alto Adige Valle Isarco Veltliner 2010 - Kuen Hof
Alto Adige Valle Venosta Riesling 2010 - Castel Juval Tenuta Unterortl
Alto Adige Valle Venosta Riesling 2010 - Falkenstein

Trentino

Essenzia Bianco 2008 - Pojer e Sandri
Granato 2008 - Foradori
San Leonardo 2006 - Tenuta San Leonardo
Teroldego Rotaliano Clesurae 2007 - Cantina Rotaliana
Trento Brut Altemasi Graal Riserva 2004 - Cavit
Trento Brut Cuvée Dell’abate Riserva 2006 - Abate Nero
Trento Brut Methius Riserva 2005 - Dorigati
Trento Brut Riserva 2005 - Maso Martis
Trento Brut Riserva Del Fondatore 976 2001 - Letrari
Trento Extra Brut Perlé Nero 2005 - Ferrari

Friuli Venzia Giulia

Bianco Kaplja 2008 - Podversic
Carso Malvasia 2009 - Skerk
Colli Orientali Del Friuli Bianco Biancosesto 2010 - La Tunella
Colli Orientali Del Friuli Friulano Vigne Cinquant’anni 2009 - Le Vigne di Zamò
Colli Orientali Del Friuli Merlot 2009 - Le Due Terre
Colli Orientali Del Friuli Picolit 2008 - Aquila del Torre
Colli Orientali Del Friuli Pinot Bianco Zuc Di Volpe 2010 - Volpe Pasini
Colli Orientali Del Friuli Refosco Vigna Dominin 2008 - Meroi
Colli Orientali Del Friuli Rosazzo Bianco Terre Alte 2009 - Livio Felluga
Colli Orientali Del Friuli Verduzzo Crei 2009 - Sara & Sara
Collio Bianco Broy 2010 - Collavini
Collio Bianco Collio 2010 - Edi Keber
Collio Bianco Fosarin 2010 - Ronco dei Tassi
Collio Bianco Vigne 2010 - Zuani
Collio Friulano 2010 - Colle Duga
Collio Friulano 2010 - Toros
Collio Malvasia 2010 - Dario Raccaro
Collio Malvasia Istriana 2010 - Doro Princic
Collio Pinot Bianco Di Santarosa 2009 - Castello di Spessa
Collio Sauvignon De La Tour 2010 - Villa Russiz
Collio Sauvignon Ronco Delle Mele 2010 - Venica
Dut’un 2008 - Vie Di Romans
Friuli Isonzo Friulano 2009 - Borgo San Daniele
Friuli Isonzo Malvasia 2010 - Drius
Friuli Isonzo Rive Alte Pinot Grigio Sot Lis Rivis 2010 - Ronco del Gelso
Friuli Isonzo Rive Alte Sauvignon Piere 2009 - Vie di Romans
Malvasia 2008 - Kante
Mario Schiopetto Bianco 2008 - Schiopetto
Ribolla Anfora 2005 - Gravner
Rosso Gravner Riserva 2000 - Gravner
Tal Lùc 2008 - Lis Neris
Vintage Tunina 2009 - Jermann

Veneto

Amarone della Valpolicella Campo Dei Gigli 2007 - Tenuta Sant’antonio
Amarone della Valpolicella Campo Marna Cinquecento 2005 - I Campi
Amarone della Valpolicella Classico 2004 - Bertani
Amarone della Valpolicella Classico 2007 - Allegrini
Amarone della Valpolicella Classico Acinatico 2007 - Stefano Accordini
Amarone della Valpolicella Classico Casa Dei Bepi 2006 - Viviani
Amarone della Valpolicella Classico Case Vecie 2007 - Brigaldara
Amarone della Valpolicella Classico Costasera Riserva 2006 - Masi
Amarone della Valpolicella Classico Monte Cà Bianca 2006 - Begali
Amarone della Valpolicella Classico Morar 2006 - Valentina Cubi
Amarone della Valpolicella Classico Tb Vigneto Alto 2006 - Tommaso Bussola
Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Il Fornetto 2004 - Stefano Accordini
Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Monte Sant’urbano 2007 - Speri
Capitel Foscarino 2010 - Anselmi
La Poja 2007 - Allegrini
Massi Fitti 2008 - Suavia
Montello E Colli Asolani Il Rosso dell’abazia 2008 - Serafini & Vidotto
Soave Classico La Rocca 2009 - Pieropan
Soave Classico Le Bine De Costìola 2009 - Tamellini
Soave Classico Superiore Vecchie Vigne Contrada Salvarenza 2009 - Gini
Soave Classico Superiore Foscarin Slavinus 2009 - Monte Tondo
Valdobbiadene Superiore Di Cartizze 2010 - Nino Franco
Vigna Seré 2004 - Romano Dal Forno
Vulcaia Fumé 2009 - Inama

Liguria

Cinque Terre Sciacchetrà Riserva 2008 - Capellini
Colli di Luni Vermentino Boboli 2010 - Giacomelli
Colli di Luni Vermentino Costa Marina 2010 - Ottaviano Lambruschi
Riviera Ligure di Ponente Pigato Bon In Da Bon 2010 - Bio Vio
Riviera Ligure di Ponente Pigato Le Russeghine 2010 - Bruna
Rossese di Dolceacqua Galeae 2010 - Ka’ Manciné
Rossese di Dolceacqua Superiore Poggio Pini 2009 - Tenuta Anfosso

Emilia Romagna

Colli Bolognesi Classico Pignoletto Vigna Antica 2010 - Tenuta Bonzara
Colli Piacentini Gutturnio Vignamorello 2010 - La Tosa
Otello Nero di Lambrusco 2010 - Ceci
Sangiovese di Romagna Predappio di Predappio
Vigna del Generale Riserva 2008 - Casetto Dei Mandorli
Sangiovese di Romagna Superiore Avi Riserva 2008 - San Patrignano
Sangiovese di Romagna Superiore Pruno Riserva 2008 - Drei Donà Tenuta La Palazza
Sangiovese di Romagna Thea Riserva 2009 - Tre Monti

Toscana

Bolgheri Rosso 2009 - Michele Satta
Bolgheri Sassicaia Sassicaia 2008 - Tenuta San Guido
Bolgheri Superiore Grattamacco Rosso 2008 - Grattamacco
Bolgheri Superiore Ornellaia 2008 - Tenuta dell’ornellaia
Brunello di Montalcino 2006 - Biondi Santi
Brunello di Montalcino 2006 - Canalicchio di Sopra
Brunello di Montalcino 2006 - Caprili
Brunello di Montalcino 2006 - Cerbaiona
Brunello di Montalcino 2006 - Fattoria Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2006 - Fuligni
Brunello di Montalcino 2006 - La Togata
Brunello di Montalcino 2006 - Le Macioche
Brunello di Montalcino 2006 - Le Potazzine
Brunello di Montalcino 2006 - Piancornello
Brunello di Montalcino 2006 - Salvioni
Brunello di Montalcino 2006 - Sesti
Brunello di Montalcino Bramante 2006 - San Lorenzo
Brunello di Montalcino Riserva 2005 - Case Basse Soldera
Brunello di Montalcino Ugolaia 2005 - Lisini
Brunello di Montalcino Vigna Del Fiore 2006 - Fattoria dei Barbi
Brunello di Montalcino Vigna Schiena D’asino 2006 - Mastrojanni
Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2006 - Tiezzi
Cabernet Franc 2008 - Vignamaggio
Caiarossa 2008 - Caiarossa
Camalaione 2007 - Le Cinciole
Camarcanda 2008 - Ca’ Marcanda
Camartina 2008 - Querciabella
Campora 2007 - Falchini
Castello Di Vicarello 2007 - Castello di Vicarello
Cepparello 2008 - Isole e Olena
Chianti Classico Baron’ Ugo Riserva 2007 - Monteraponi
Chianti Classico Borro Del Diavolo Riserva 2007 - Ormanni
Chianti Classico Castello Di Fonterutoli 2008 - Castello di Fonterutoli
Chianti Classico Coltassala Riserva 2008 - Castello di Volpaia
Chianti Classico Il Poggio Riserva 2007 - Castello Monsanto
Chianti Classico Riserva 2008 - Lilliano
Chianti Classico Riserva Di Fizzano 2007 - Rocca delle Macìe
Chianti Classico Vigna Del Sorbo Riserva 2008 - Fontodi
Chianti Classico Vigneto San Marcellino 2008 - Rocca di Montegrossi
Chianti Rùfina Riserva 2008 - I Veroni
Colline Lucchesi Tenuta Di Valgiano 2008 - Tenuta di Valgiano
Cortona Syrah 2008 - Stefano Amerighi
Cortona Syrah Il Bosco 2008 - Tenimenti Luigi d’Alessandro
Do Ut Des 2009 - Fattoria Carpineta Fontalpino
Fontalloro 2008 - Fèlsina Berardenga
Galatrona 2009 - Petrolo
Ghiaie Della Furba 2007 - Capezzana
Guidalberto 2009 - Tenuta San Guido
I Balzini White Label 2008 - I Balzini
I Sodi Di San Niccolò 2007 - Castellare Di Castellina
Il Blu 2008 - Brancaia
Il Pareto 2008 Tenuta di Nozzole - Tenute Folonari
Il Passito Di Corzano 2000 - Fattoria Corzano e Paterno
Le Pergole Torte 2008 - Montevertine
Le Stanze 2008 - Poliziano
Lupicaia 2008 - Castello del Terriccio
Mandrione 2009 - La Corsa
Masseto 2008 - Tenuta Dell’Ornellaia
Messorio 2008 - Le Macchiole
Montecucco Sangiovese Lombrone Riserva 2007 - Castello Colle Massari
Morellino Di Scansano Capatosta Riserva 2009 - Poggio Argentiera
Morellino Di Scansano Ghiaccio Forte 2009 - Castello Romitorio
Orcia Rosso Petrucci 2008 - Podere Forte
Orma 2008 Tenuta Orma - Tenuta Sette Ponti
Petra 2008 - Petra
Poggio De’ Colli 2009 - Piaggia
Redigaffi 2009 - Tua Rita
Rosso di Montalcino 2008 - Cerbaiona
Rosso di Montalcino 2008 - Fattoria Poggio di Sotto
Rosso di Montalcino 2009 - Baricci
Rosso di Montalcino 2009 - Brunelli
Rosso di Montalcino 2009 - Ciacci Piccolomini d’Aragona
Rosso di Montalcino 2009 - Le Ragnaie
Rosso di Montalcino 2009 - Pietroso
Saffredi 2008 - Fattoria Le Pupille
Sant’Antimo Vin Santo 2004 - Podere Brizio Roberto Bellini
Solaia 2008 - Antinori
Suisassi 2008 - Duemani
Syrah 2009 - Tua Rita
Tignanello 2008 - Antinori
Val Di Cornia Suvereto Cabernet Sauvignon Federico Primo 2008 - Gualdo del Re
Veneroso 2008 - Tenuta Di Ghizzano
Vernaccia Di San Gimignano Riserva 2008 - Panizzi
Vin Santo Del Chianti Occhio Di Pernice 2004 - Tenuta Vitereta
Vino Nobile Di Montepulciano 2008 - Le Casalte
Vino Nobile Di Montepulciano Bossona Riserva 2007 - Dei
Vino Nobile Di Montepulciano I Quadri 2008 - Bindella
Vino Nobile Di Montepulciano Nocio Dei Boscarelli 2007 - Boscarelli

Marche

Akronte 2007 - Boccadigabbia
Anghelos 2009 - De Angelis
Arkezia Muffo Di San Sisto 2008 - Fazi Battaglia
Cimaio 2008 - Casal Farneto
Conero Sassi Neri Riserva 2007 - Fattoria Le Terrazze
Il Pollenza 2008 - Il Pollenza
Kurni 2009 - Oasi Degli Angeli
Lacrima Di Morro D’alba Passito 2009 - Conti di Buscareto
Lacrima Di Morro D’alba Superiore 2009 - Stefano Mancinelli
Lysipp 2007 - Fattoria Serra San Martino
Maximo 2008 - Umani Ronchi
Offida Passerina Vino Santo Sibilla 2006 - Le Caniette
Offida Pecorino Podere Colle Vecchio 2010 - Tenuta Cocci Grifoni
Pathos 2009 - Santa Barbara
Rosso Conero Dorico Riserva 2007 - Moroder
Rosso Piceno Superiore Roggio Del Filare 2008 - Velenosi
Solo 2009 - Dezi
Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Metodo Classico Ubaldo Rosi Riserva 2005 - Colonnara
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico La Selezione Gioacchino Garofoli Riserva 2006 - Garofoli
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Balciana 2009 - Sartarelli
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Il Coroncino 2009 - Fattoria Coroncino
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore San Michele 2009 - Bonci
Verdicchio di Matelica Mirum Riserva 2009 - Fattoria La Monacesca

Umbria
Armaleo 2007 - Palazzone
Campoleone 2008 - Lamborghini
Cervaro Della Sala 2009 - Castello della Sala
Montefalco Sagrantino Colleallodole 2008 - Milziade Antano Fattoria Colleallodole
Montefalco Sagrantino Gòld 2006 - Còlpetrone
Orvieto Classico Superiore Luigi e Giovanna 2008 - Barberani
Sagrantino di Montefalco Chiusa di Pannone 2006 - Antonelli San Marco
Sagrantino di Montefalco Collepiano 2008 - Arnaldo Caprai
Sangiovese Selezione Del Fondatore 2006 - Castello delle Regine
Torgiano Rosso Rubesco Vigna Monticchio Riserva 2006 - Lungarotti
Villa Fidelia Rosso 2009 - Sportoletti

Lazio
Calanchi di Vaiano 2010 - Paolo e Noemia d’Amico
Cesanese del Piglio Superiore Romanico 2009 - Coletti Conti
Cesanese del Piglio Superiore Torre del Piano Riserva 2009 - Casale della Ioria
Donna Adriana 2010 - Castel De Paolis
Frascati Superiore Luna Mater 2010 - Fontana Candida
Idea 2010 - Trappolini
Il Vassallo 2009 - Colle Picchioni
Mater Matuta 2008 - Casale del Giglio
Montiano 2009 - Falesco
Morrone 2007 - Tenuta Santa Lucia
Muffa Nobile 2010 - Castel de Paolis
Muffo 2009 - Sergio Mottura

Abruzzo

Cerasuolo D’Abruzzo 2010 - Valentini
Edizione 11 Cinque Autoctoni 2009 - Farnese
Jarno Rosso 2007 - Castorani
Montepulciano d’Abruzzo 2008 - Emidio Pepe
Montepulciano d’Abruzzo Binomio 2007 - La Valentina
Montepulciano d’Abruzzo Cocciapazza 2008 - Torre dei Beati
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Adrano 2008 - Villa Medoro
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Celibe Riserva 2007 – Strappelli
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Neromoro Riserva 2007 - Nicodemi
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Pieluni Riserva 2007 - Dino Illuminati
Montepulciano d’Abruzzo Nerodichiara 2007 - Contado Veniglio
Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2008 - Valle Reale
Montepulciano d’Abruzzo Tonì 2008 - Cataldi Madonna
Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma 2007 - Masciarelli
Montepulciano d’Abruzzo Zeus 2008 - Gentile

Molise
Molise Rosso Don Luigi Riserva 2009 - Di Maio Norante

Campania
Aglianico del Taburno Terra Di Rivolta Riserva 2008 - Fattoria La Rivolta
Aglianico del Vulture 2008 - Feudi Di San Gregorio
Costa d’amalfi Furore Bianco Fiorduva 2010 - Furore Marisa Cuomo
Falerno del Massico Rosso Camarato 2006 - Villa Matilde
Falerno del Massico Rosso Etichetta Bronzo 2008 - Masseria Felicia
Fiano di Avellino Aipierti 2010 - Vadiaperti
Fiano di Avellino Vigna Della Congregazione 2009 - Villa Diamante
Greco di Tufo 2010 - Pietracupa
Greco di Tufo Contrada Marotta 2010 - Villa Raiano
Greco di Tufo Decimo Sesto 2009 - Cantina Dei Monaci
Greco di Tufo Raone 2010 - Torricino
Greco di Tufo Terrantica Etichetta Bianca 2010 - I Favati
Kràtos 2010 - Luigi Maffini
Montevetrano 2009 - Montevetrano
Sabbie di Sopra Il Bosco 2009 - Nanni Copè
Taurasi 2007 - Feudi Di San Gregorio
Taurasi Naturalis Historia 2006 - Mastroberardino
Taurasi Primum Riserva 2006 - Guastaferro
Taurasi Radici Riserva 2005 - Mastroberardino
Taurasi Vigna Macchia Dei Goti 2008 - Cantine Antonio Caggiano
Terra di Lavoro 2009 - Galardi
Vignapiancastelli 2008 - Terre Del Principe

Puglia

Castel del Monte Rosso Vigna Pedale Riserva 2008 - Torrevento
F 2009 - Feudi Di San Marzano
Graticciaia 2008 - Agricole Vallone
Moscato di Trani Kaloro 2009 - Tormaresca
Negroamaro Capitolo Laureto 2008 - Mille Una
Platone 2008 - Tenute Al Bano Carrisi
Primitivo di Manduria Es 2009 - Gianfranco Fino
Salice Salentino Donna Lisa Riserva 2007 - Leone De Castris

Basilicata

Aglianico del Vulture Caselle Riserva 2006 - D’Angelo
Aglianico del Vulture Don Anselmo 2007 - Paternoster
Aglianico del Vulture Il Sigillo 2007 - Cantine del Notaio
Aglianico del Vulture Serpara 2007 - Terre degli Svevi
Aglianico del Vulture Titolo 2009 - Elena Fucci
Il Rogito 2009 - Cantine Del Notaio

Calabria

160 Anni 2008 - Ippolito 1845
Magno Megonio 2009 - Librandi

Sicilia

Chardonnay 2009 - Planeta
Chardonnay 2009 - Tasca d’Almerita
Cometa 2010 - Planeta
Contea di Sclafani Rosso Rosso del Conte 2007 - Tasca d’Almerita
Diamante d’Almerita 2010 - Tasca d’Almerita
Don Antonio 2009 - Morgante
Duca Enrico 2008 - Duca Di Salaparuta
Etna Rosso 2008 - Cottanera
Etna Rosso Archineri 2009 - Pietradolce
Etna Rosso Feudo 2009 - Girolamo Russo
Etna Rosso Prephylloxera La Vigna di Don Peppino 2009 - Tenuta delle Terre Nere
Etna Rosso Serra Della Contessa 2009 - Benanti
Faro 2009 - Palari
Il Frappato 2009 - Occhipinti
L’ecru 2009 - Firriato
Lu Patri 2009 - Baglio del Cristo di Campobello
Malvasia delle Lipari 2010 - Florio
Malvasia delle Lipari Passito Selezione Carlo Hauner 2008 - Hauner
Marsala Superiore Donna Franca Riserva - Florio
Moscato di Noto Moscato della Torre 2010 - Marabino
Noà 2009 - Cusumano
Passito di Pantelleria Ben Ryé 2009 - Donnafugata

Sardegna

Alghero Rosso Marchese Di Villamarina 2006 - Sella & Mosca
Alghero Torbato Terre Bianche Cuvée 161 2010 - Sella & Mosca
Angialis 2008 - Argiolas
Barrua 2008 - Agricola Punica
Cannonau di Sardegna Mamuthone 2009 - Giuseppe Sedilesu
Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2007 - Cantina Santadi
Latinia 2006 - Cantina Santadi
Mantènghja 2007 - Capichera
Norace 2008 - Feudi Della Medusa
Tuderi 2006 - Dettori
Turriga 2007 - Argiolas
ah

posted by Mauro Erro @ 15:41, , links to this post






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