Giovanna Morganti

Giovanna s’accovaccia sullo scaletto, alza la gamba appoggiando il piede sull’ultimo gradino dov’è seduta, posa il gomito sul ginocchio e la testa sulla mano. È stanca. La guardi e lo vedi dalle borse sotto gli occhi che brillano.
Prima il lavoro in vigna, la vendemmia, poi in viaggio a raccontarsi senza sosta. Stasera tornerà verso Gaeta o forse rimarrà a Napoli a dormire, chissà. Eppure è pronta al sorriso ogni volta che vuoi e non smette mai di parlare: “Una volta in una degustazione alla cieca di nebbiolo, misero uno dei miei vini e Baldo* lo prese per uno dei suoi. Capisci che bello, lo sentii suo. Baldo per me è come un secondo papà.”
Giovanna ha delle calze arancio che spuntano sotto pantaloni marroni con dei fiocchettini, una sciarpa con pallini che scende su una giacchetta verde di paille e le scarpe con la punta all’insù. Sembra un folletto. Giovanna non cammina, saltella tra la gente con passo felpato così come parla aspirando alla toscana le h e le c. Così come accarezza il pavimento fa con le tue orecchie, avendo nella voce però quello squillo giovanile di freschezza ingenua che non puoi non amarla, non puoi non avere verso di lei un sentimento di affetto protettivo come fosse una sorella minore.
Giovanna è di una semplicità disarmante. Giovanna è complicata assai come tutte le donne. Giovanna ama i suoi vini. Ma talvolta li odia. Giovanna s’incazza e discute con Giorgio perché vuole tenere le viti ad alberello, anche se è faticoso e le primavere diventano rischiose. E Giorgio, che sorridendo osserva dicendo una parola ogni due ore, ma sapendola dire giusta, quando vuole ci litiga con Giovanna. Giovanna è trasparente. Giovanna è sorridente. Giovanna non risponde alle mail. Giovanna ha studiato per fare vino e lo fa in maniera naturale a Castelnuovo Berardenga.
Non bisogna parlare solo di quello che senti nel bicchiere, delle sensazioni organolettiche, ma di quello che c’è attorno, della storia, dei luoghi, delle persone. O almeno il vino ti dovrebbe raccontare questo.”
Giovanna è generosa.
Hai visto? Alla fine sono venuta.”
E alla fine tu speri che di persone e vini così ne rimangano sempre, perché non puoi non amarli, non puoi non avere verso di loro un sentimento di affetto protettivo; qualcosa da difendere e da conservare quanto più a lungo possibile.

Love, Joss Stone.

Per la cronaca, Chianti Classico Le Trame Podere Le Boncie:
1995: elegante, leggiadro e ampio, femminile, sorridente.
1997: ermetico, introspettivo.
2000: caldo.
2001: sbarazzino e talentuoso.
2003: godurioso e popputo.
2006: pieno e scomposto.


*Baldo Cappellano

Nota: qui il racconto della serata vergato da Lello Del Franco e le foto.

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E dopo il mercato immobiliare toccò al vino….

Trattasi, evidentemente, di bolla speculativa.
Da un po’, girando per blog e siti, (vedi Ziliani o Gimmo Cuomo e il suo neonato blog) non dimenticando la carta stampata, leggo di enoappassionati, consumatori, fanatici, normalissimi clienti che si sono stufati delle bibbie del vino, dei tomi contenenti innumerevoli referenze ed etichette del divin bacco: basta, pochi vini e buoni!!!
Poi esce la guida Michelin e, senza entrare nel merito del giusto sbagliato e bla bla bla perché non ne veniamo a capo, leggo che in Campania Palazzo Petrucci dell’amico Lino Scarallo e il ristorante Marennà dei Feudi di San Gregorio prendono la stellina….
Quindi cari ristoratori, prendete i vostri vini, la vostra cantina, il vostro sommelier e disfatevi subito di tutto, comprate delle belle brocche, un po’ di vinello sfuso e forse la stellina la prenderete pure voi (sempre che siate bravi quanto Lino o Paolo Barrale).
O quantomeno avrete risparmiato un bel mucchio di soldi.

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ed anch'io finii su facebook


Ne parla chiunque e in ogni dove. Tutti, grandi e piccini…
Io sono sempre stato restio a facebook e cose del genere; ho sempre avuto il timore che il virtuale possa assorbire al punto da sopraffarti e farti perdere aderenza con la realtà e i rapporti veri.
Ma alla fine anch’io ho ceduto. D’altronde questa è l’epoca in cui viviamo, per cui…
E perché no, poi?

Per l’occasione un abbinamento particolare, un’eccezione visto che raramente parlo dell’intera gamma di prodotti di un’azienda, ma stavolta….

Majoli, rosato da nebbiolo dell’azienda Sella e Doranda l’erbaluce delizioso. Vivamente consigliati anche per il prezzo molto conveniente.

posted by Mauro Erro @ 13:47, , links to this post


La cultura del vino

Un divertente dialogo di cruda realtà.
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Anno x giorno y mese z, Irpinia. Un famoso ristoratore aspetta la visita di un suo vecchio conoscente:
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Pallino: Buongiorno Pingo!
Pingo: Buongiorno Pallino, come stai? E tanto che non ci si vede.
Pallino: (Sono incazzato con il mondo intero) Benone! e tu? Ti vedo in forma.…tua moglie ti ha messo a stecchetto eh!
Pingo: (Ha notato che sono dimagrito) No! e che mi vedevo male allo specchio e quindi cerco di limitare le strafogate (Non sto mangiando un cazzo da cinque mesi). Il lavoro?
Pallino: Non me ne parlare….Non si vede nessuno se non nei fine settimana e a volte neanche durante quelli …tasse da pagare, dipendenti da sopportare… ma non ci lamentiamo.
Pingo: (E meno male che non si voleva lamentare) eh……lo so! è così un po’ dappertutto. Ma il tuo ristorante è uno dei migliori non può soffrire più di tanto.
Pallino: (troppo leccaculo, mi vuole vendere qualcosa, spero che non sia l’ennesimo ingegnere che si è messo a fare vino) siamo bravi, ma dobbiamo stare attenti, tutti, indistintamente… bravi e meno bravi.
Pingo: Sai che ho dato sostanza ad un mio sogno ….ho fatto una cantina tutta mia?
Pallino: (Solo un terno non azzecco!!!!!) Ah si!…non lo sapevo, e da quando?
Pingo: Questa è la prima vendemmia.
Pallino: (Adesso lo voglio mettere in difficoltà) Chi è il tuo enologo?
Pingo: (Che bello me lo ha chiesto, adesso posso giocarmi la carta vincente) Mi sta dando una mano Sempronio, è bravissimo...è quello che fa il vino a x a y a z ecc. lo conosci ?
Pallino: (si è messo nelle mani di uno a botta sicura) Certamente, viene spesso a mangiare da me. E che vini fai?
Pingo: Facciamo Fiano, Greco e Aglianico. Il Taurasi uscirà tra tre anni naturalmente. (Speriamo che mi chieda anche da dove vengono le uve)
Pallino: (adesso voglio proprio vedere che mi risponde) Le uve le acquisti oppure provengono da vigneti di proprietà?
Pingo: (Bingo!) Abbiamo appena acquistato i terreni, impianteremo il prossimo anno. Per quest’anno abbiamo acquistato il Fiano a Lapio, da vigneti vicino a quelli di Clelia Romano e l’Aglianico a Montemarano, da vigne di fronte a Molettieri. Le conosci, quelle vigne proprio attaccate al Cinque Querce?
Pallino: Si certamente, Salvatore è mio amico.
Pingo: (Sono tutti amici di Salvatore) Bravo! Quelli.
Pallino: (Ma quante vigne ci sono di fronte a Salvatore?) Bene! Bene!
Pingo: La zona migliore, non potevamo che scegliere quella.
Pallino: (Mai quante ce ne sono vicino a quelle di Clelia?) Araniello è una buona zona per il Fiano.
Pingo: E’ la migliore.
Pallino: (Araniello è diventato quanto Cannubi) Bravi!
Pingo: Li vuoi assaggiare i vini?
Pallino: Volentieri, ho giusto 5 minuti.
Pingo: Vado a prendere le bottiglie in macchina
Pallino: (Immagino che zozzeria) io prendo un po’ di bicchieri.
3 minuti dopo
Pingo: E questo è il Fiano
Pallino: (Usa il cavatappi come la chiave della macchina, non ha mai aperto una boccia fino ad ora) bello…
Pingo: Questo è 14 gradi e mezzo, è morbido, senza quella acidità fastidiosa dei vecchi fiano, e poi la zona è quella migliore.
Pallino: (Per la verità il fiano di Clelia è acido, e pure tanto) Hai proprio ragione.
Pingo: (Che fa, mi prende per il culo?) Perché non ti piace?
Pallino: No è buono…però!
Pingo: Lo so non è ancora pronto, il Fiano è così, c’è bisogno di qualche mese prima di poterlo bere con soddisfazione.
Pallino: (Hai ragione, ma i Fiano buoni, non questo) Veramente!!! Cioè io potrei vendere un Fiano di Avellino anche dopo un anno?
Pingo: (Dicono tutti così..mò vuoi vedere che solo il mio non si può conservare più di un anno) Certamente!
Pallino: (Adesso è il momento del colpo finale) Devi sapere che un famoso degustatore mi ha detto che è uno dei migliori Fiano che ha assaggiato fino ad ora.
Pingo: (Ci sono talmente tanti degustatori, ormai, che tutti hanno un preferito diverso, quindi ogni azienda ha un vino preferito da qualcuno) Azzo…complimenti, lo so! L’opinione dei giornalisti è importante per farlo conoscere.
Pallino: Allora? Che ne pensi? secondo te come sono i vini? Ho fatto bene a buttarmi in questa avventura?
Pingo: (Forse è meglio che continuavi a fare l’ingegnere e lasciavi stare il vino) Certo che hai fatto bene, quando c’è passione (Quando c’è…) è tutto fatto bene.
Pallino: (Che paraculo che sei) Detto da una persona esperta del settore come te, è un’affermazione che mi rincuora.
Pingo: (Adesso dovrei comprarne un paio di cartoni) Esperto mò, non esageriamo, abbiamo bevuto tanto in vita nostra.
Pallino: Allora ti mando un paio di cartoni?
Pingo: Mandami due cartoni per ogni tipologia e vediamo di iniziare a farlo girare. (Come cazzo lo faccio a vendere, ha un’etichetta pietosa).
Pallino: La prossima settimana passerò io a portartelo.
Pingo: Adesso devo andare.
Pallino: Grazie e ci vediamo presto (ma dei soldi non mi ha detto niente).
Pingo: Stammi bene e a presto (Tanto non te lo pago il vino).
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Lello Del Franco

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L'americanismo della domenica

Ricevo e volentieri pubblico lo scritto che segue. Buona lettura.

Mauro, hai festeggiato? Sì, hai capito bene. Volevo sapere se hai festeggiato. Ma come cosa? La vittoria di Barak. Barak chi? Su Mauro, non scherzare, hai capito benissimo, Barak Obama. Spero che almeno tu mi dica di no, almeno così mi sento meno solo. Non riesco proprio a capire né a condividere l'entusiasmo per un evento già da tutti definito epocale, eppure, ti assicuro che lo vorrei tanto. No, aspetta, non pensar male. Sai bene che sono un anarchico perso e non avrei mai potuto festeggiare né l'uno né l'altro candidato. Festeggiare cosa? Ah, sì, dimenticavo: il primo presidente nero della storia degli Stati Uniti d'America. Ma perché Obama è nero?!
Da quando l'ho visto per la prima volta in televisione ho insistentemente riproposto ogni volta questo assillante quesito a mia moglie. Pensavo che la sua accondiscendenza nei miei confronti fosse spiegata dalla semplice regola del quieto vivere. Per togliersi di torno il sottoscritto, insomma. Poi l'altra sera alle invasioni barbariche (clicca qui) sento Giorgio Bocca, intervistato da Daria Bignardi, rispondere più o meno la stessa cosa: “Mah, è nero per modo di dire, ...”. E continuare, poi, con queste parole “...mi sembra abbastanza bianco”. Mi sa che Bocca c'abbia ragione anche quando pensa che il mondo sia in festa più per la fine del regime di Bush che per l'elezione di Obama.
Un nero giovane ed in gamba, nessuno ne dubita, ma si tratta, comunque, del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America che, indipendentemente dal colore della pelle, dovrà fare i conti (“obbedire” dice testualmente Bocca) con gli interessi del suo Paese. E tutti sappiamo quali sono gli interessi degli Stati Uniti...
Che le aspettative di cambiamento siano forse un attimino esagerate? Io semplicemente osservo. Avete sentito, alla prima conferenza stampa da presidente neo-eletto, le sue dichiarazioni sull'Iran?! Se non sai che è lui a parlare potresti credere che si tratti ancora di George “Dabbliù” che spara le ultime cartucce prima di lasciare la Casa Bianca. Il giorno dopo l'elezione di Obama le borse sono continuate a crollare. Vuoi vedere, allora, che la crisi finanziaria non si risolve con il solo colore della pelle?! Le staminali, l'aborto ed altri temi, pur importanti, soprattutto negli States, mi chiedo se serviranno a salvare il mondo? Più che il cambiamento la gente si aspetta un miracolo. E spera che il miracolo di Obama possa salvare anche noi Europei. Già l'Europa. Perché non pensiamo, più convintamente, a fare gli Europei? Non basta una moneta unica. Parlo di un'Europa alternativa, non antiamericana (perché mai?), che riscopra una sua identità, superi definitivamente i localismi senza rinnegarli, ma integrandoli per costruire un sistema forte di valori comuni. Ho scritto “riscopra”, proprio così. Perché l'Europa è ricca di una propria storia e di una propria cultura, unitaria ed unica, non univoca, che merita solo di trovare, finalmente, la sua affermazione per non pendere più ad occidente come ad oriente. Non cadiamo nell'errore di quello che già qualcuno ha ribattezzato, efficacemente, “l'americanismo della domenica”. Come ci ha fatto notare una comica, Luciana Litizzetto, “gli Americani fanno la storia, noi facciamo folklore”.


Fabio Cimmino

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L'analisi: il futuro? il mercato da specializzare

Dal supplemento Vendemmia 2008 in Campania, allegato al quotidiano il Mattino del 14 novembre.


Il crollo delle borse è stata l’ultima mazzata per il mercato già provato dal periodo di recessione dei consumi e da un calo delle vendite che, dopo il boom degli anni novanta e l’innalzamento spesso ingiustificato dei prezzi, dal 2001, dal crollo delle torri gemelle e dalla conseguente instabilità globale, segna l’andamento del vino italiano.
Il riflesso sul mercato campano è significativo in relazione a un dato da non trascurare: l’abbondanza di materie prime e la forte tradizione popolare della nostra cucina. Tradotto: chi spenderebbe più per una bottiglia di vino che per l’intero pranzo familiare? Già, questo il paradosso. Ecco, quindi, che la grande massa dei consumatori trova motivo più che giustificato per privarsi del piacere di un buon bicchiere rinunciandovi o orientandosi verso la grande distribuzione, alla ricerca di vini in tetrapack o in bottiglia spesso scadenti e dal prezzo abbordabile. Così le piccole botteghe del vino soffrono, i ristoratori anche e l’unica ancora di salvezza è rappresentata da quella piccola fetta di consumatori consapevoli ed appassionati che in questi anni è cresciuta .
Cosa chiedono questi consumatori? Professionalità e specializzazione. Finita l’epoca dei vitigni internazionali e dei vini piacioni – in quel segmento i paesi produttori del Nuovo Mondo ci battono – la gente ha voglia del particolare, del prodotto identificabile che si lega ad un territorio, ad un immaginario, ad una tradizione, preferibilmente prodotto da agricoltura biologica e che abbia un rapporto tra qualità e prezzo molto vantaggioso. Via chardonnay, cabernet sauvignon e merlot è arrivato il momento della pelaverga piemontese, del pigato ligure e del carricante dell’Etna. E i vini campani? Tengono, ma attenzione alla fascia medio-bassa, quella dai quattro agli otto euro: altre regioni stanno lavorando meglio in quel segmento soprattutto sul piano comunicativo. D’altra parte non tutti i mali vengono per nuocere: la crisi produrrà una selezione naturale per le aziende produttrici e per gli operatori. Rimarranno quelli più forti economicamente e i più bravi: uno dei pochi guadagni che il consumatore potrà fare di questi periodi.

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Segnalazione: oggi in edicola, la vendemmia 2008 in Campania

Rapporto completo sulla raccolta in regione con le migliori firme campane di settore: sedici pagine a colori, in allegato al quotidiano Il Mattino, a cura di Luciano Pignataro.

-L’andamento della raccolta in regione e in Italia
-Le mosse dell’assessorato regionale all’Agricoltura e la partnership con il Gambero Rosso: parlano Andrea Cozzolino, Gigi Salerno e Paolo De Cristofaro
-Partono i controlli Ismecert: sicurezza e trasparenza su docg e doc
-Si aprono le strade del vino
-La vendemmia in Irpinia: fiano, aglianico e greco
-La vendemmia a Caserta, Salerno, nel Sannio
-La vendemmia sul Vesuvio, sui Campi Flegrei e nelle Isole
-Analisi del mercato
-Intervista a Piero Mastroberardino sulla riforma ocm
-Intervista a Luigi Moio sulla ricerca
-Dove e come studiare: università, Ais e Slow Food
-Angelo Di Costanzo parla del novello
-Vitigno Italia cambia sede
-Il Piedirosso in vetrina
-Foto storiche, curiosità, novità: il fiano nelle anfore, la raccolta notturna, la scoperta dell’aglianico in Usa, le bollicine ancestrali, Merano, il fiano calitrano d’alta quota
-Tutti i dati produttivi provincia per provincia

Articoli e interventi di
Francesco Aiello, Mario Amodio, Ugo Baldassarre, Giulia Cannada Bartoli, Ciro Cenatiempo, Federica De Vizia, Maristella Di Martino, Annibale Discepolo, Mauro Erro, Paolo Mainiero, Elisabetta Manganiello, Antonella Petitti, Monica Piscitelli, Pino Taormina, Piero Vistocco.

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Verticale di Lessona dell'azienda agricola Sella

Le Tenute Sella sono una delle più antiche cantine italiane, in attività sin dalla metà del 1600.
Produce i vini a denominazione Lessona e Bramaterra (Nord-Piemonte) solamente da vigne vecchie, di almeno 25/35 anni d’età, fino ad oltre 80 (di conseguenza, rese bassissime).
I vini sono tradizionalmente composti da una percentuale prevalente, ma quasi mai esclusiva, di Nebbiolo (qui chiamato Spanna), completata da percentuali minori di tre antichi vitigni locali, la Vespolina, la Croatina e l’Uva Rara.
Alla Sella la parola “classico” si traduce nel pieno rispetto, ed anzi nella valorizzazione, delle caratteristiche più autentiche del terroir e dei vitigni. Classico, non tradizionale: il che significa utilizzare lieviti selezionati o rotomaceratori. Ne deriva un vino di nobile austerità, un nebbiolo di razza, che si differenzia dai più blasonati Barolo e Barbaresco, ma anche dal Gattinara, per una snellezza della struttura e per una facilità di beva imperniata sulla freschezza acida e connotata da una mineralità dai sentori rugginosi. Un gran bel vino, consigliato a chi ama il nebbiolo e per chi cerca vini da bere.

Lessona 2001: si differenzia nei toni cromatici rispetto agli altri per una decadenza granata di gran fascino, legandosi ai fratelli minori nelle sensuali trasparenze. Al naso è il più elegante, mostrando toni di viola appassita, castagna, erbe officinali, polvere di cacao e le immancabili note di mineralità rugginosa. Al palato la beva è appagante, complessa e la persistenza gustativa s’allunga grazie ad una pimpante acidità.

Lessona 2003: paga l’annata in termini di complessità e di carenza olfattiva, ma ne acquista al palato in termini di godibilità risultando il più semplice da bere. Occupa orizzontalmente con baldanzoso fare il cavo orale giocando sia su un frutto godurioso sia sull'ottima acidità.

Lessona 2004: con il 2001, sicuramente il più bello. I toni sono sempre rosso rubino impreziositi dalle affascinanti trasparenze. Il carattere maschio della beva ha da contraltare il fascino giovane e femminile dei profumi: fiori freschi (rosa), spezie, un frutto accennato di ciliegia, aromi, rosmarino soprattutto e ruggine. Al palato tannino (come gli altri) setoso, acidità pimpante e un gradevole ritorno di liquirizia e cacao.

Lessona 2005: il più giovane e irrequieto, da poco imbottigliato, è quello che appaga, visti gli squilibri giovanili, di più nell’abbinamento con i pasti. Naso di frutto d’amarena, di carattere vinoso con sentori di gomma bruciata. Forse un po’ corto per persistenza; è leggermente astringente.

Carmen Consoli canta Amado mio.
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Nota: qui, sul blog dell'Ais Napoli, potete leggere il resoconto a firma di Claudio Tenuta.
a

posted by Mauro Erro @ 11:28, , links to this post


Il piatto piange

(ANSA) - ROMA, 13 NOV - Quasi il 60% degli italiani nell'ultimo anno ha modificato le proprie abitudini alimentari, prevalentemente per ragioni di prezzi (43,5%). Cresce inoltre del 3,8% sul 2007, al 28%, il numero di chi dichiara problemi nel mangiare per motivi di carattere economico. Sono alcuni dati di un'indagine realizzata da Format, presentata al convegno 'Alimentazione e salute'. Il dato piu' allarmante e' costituito dalla riduzione significativa del consumo di pesce (-26,7%), carne (-21,2%) e pane (-20,2%). Dall'indagine risulta poi che i problemi di carattere economico si manifestano in modi diversi: facendo la spesa, ad esempio, il 19,8% acquista gli stessi prodotti ma in quantita' inferiore, e il 14,1% acquista prodotti diversi, scelti esclusivamente in base al prezzo piu' basso. Rispetto a sei mesi fa il 7,5% degli intervistati ha cambiato i punti di vendita frequentati: di questi, l'87% compra esclusivamente in supermercati e discount, e il 10,9% non acquista piu' nei negozi tradizionali. Si contraggono, secondo la ricerca, i consumi fuori casa: l'8,8% ha rinunciato alla colazione al bar, il 6,7% ha rinunciato al pranzo al ristorante nei giorni feriali e il 12% ha diminuito la frequenza delle uscite a cena.

Fonte: Ansa

posted by Mauro Erro @ 17:02, , links to this post


Rassegna stampa

Avevo promesso dei cambiamenti di natura grafica e per meglio fruire del blog nell’ultimo post prima delle vacanza agostane, ma la mancanza di tempo e l’incapacità conclamata non mi hanno ancora permesso di effettuare i cambiamenti desiderati. Pazientate ancora un po’ che qualcuno arriverà in mio soccorso. Nel frattempo, una delle novità che finirà sulla terza colonna qui alla destra è il contenuto di questo post: i pezzi più interessanti che ho avuto modo di leggere in giro per blog e siti vari. Iniziamo con un pezzo di Maria Laura Rodotà dal sito del Corsera, su Obama e internet, proseguendo con due scritti estremamente interessanti sul mondo dell’università e dei suoi sprechi dal blog La deriva di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (sì, quelli del libro La Casta). Tornando alle cose vinose vi invito a leggere sul blog di Franco Ziliani queste interessanti considerazioni sulle carte dei vini al ristorante per poi passare sul Blog di Rizzari e Gentili e leggere di tradizione e modernità, infine, per chiudere in bellezza, le riflessioni di Tiziano Terzani sul cosa sia (o dovrebbe essere) il giornalismo postate dall’amico Fabio Cimmino sul suo blog.

Per chi è solito affermare che si stava meglio quando si stava peggio, consiglio l’abbinamento con un Serpico 1996 dei Feudi di San Gregorio: potrebbe anche avere ragione in questo caso. Per gli altri, il Morellino di Scansano I Botri riserva 2004, uno dei miei best price: solo Dio sa quanto abbiamo bisogno in questi momenti di vini così buoni dal prezzo così basso.

Ah, per la musica, io consiglierei del buon jazz rilassante, ma questa volta, fate voi.

posted by Mauro Erro @ 09:55, , links to this post


Messaggio promozionale

Ristorante Il Papavero
e
Associazione Italiana Sommeliers
Delegazione di Napoli e
Delegazione di Salerno


In collaborazione con
divinoinvigna enoteca

presentano

Aspettando Godot, a tavola con l’assurdo

Giovedì 20 Novembre al Ristorante Il Papavero di Eboli è di scena il secondo atto del ciclo Incontri Proibiti, storie di ordinaria sperimentazione.

Il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett e la sua opera teatrale più celebre non potevano non essere il titolo di questa seconda messa in scena che vedrà protagonisti nel ruolo di Godot i vini di Lopez de Heredia. Perché solo utilizzando il termine assurdo è possibile definire vini bianchi come il Reserva Tondonia 1987 o il rosato Gran Reserva 1997, ad esempio, commercializzati a venti o dieci anni dalla vendemmia. Vini che sfidano il tempo attraversandolo, capovolgendo ogni consapevolezza, idea, concetto che del nettare di bacco ogni persona può aver maturato, giocando sulla linea sottile che separa la vita e la morte: l’ossidazione nobile che li caratterizza.
Parleranno tra loro e con voi, in attesa che Godot arrivi, Bruno De Conciliis e Tommaso Luongo, rispettivamente nel ruolo di Didi (Vladimiro) e Gogo (Estragone).
Questa, la prossima sfida sottoposta alla cucina del Papavero: riusciranno i nostri eroi a trovare piatti che si possano abbinare a questi assurdi vini?
Non resta che venire a Eboli, al ristorante il Papavero, giovedì 20 novembre e testare di persona le capacità e l’istinto del duo Maurizio Somma e Domenico Vicinanza messo, stavolta ancora più a dura prova, dagli arditi abbinamenti etilici pensati da Adele Chiagano, Mauro Erro e Tommaso Luongo.

“Cena degustazione”, Ristorante Il Papavero
C.so Garibaldi 112, Eboli (Sa)
Giovedi 20 Novembre, ore 21, euro 90, posti limitati.
Per Info e Prenotazioni rivolgersi a
Adele Chiagano 329/6467600 – 0828/330689

posted by Mauro Erro @ 18:06, , links to this post


Tempi difficili



“Se vuoi godere di ciò che vali,
devi dar valore al mondo in cui vivi”
W.A.Goethe

Cerchiamo di tenere botta, di tenere l’urto. Tutti lavoriamo di più per mantenere le posizioni. Delle “3 otto”, uno dei capisaldi del sindacato – otto ore di lavoro, otto di svago ed otto di sonno – dello svago ho ed abbiamo quasi perso le tracce, e per quanto riguarda le ore di sonno, a me va bene se arrivo a dormirne sei. Ma siamo ancora qui, anche se non sempre mi riesce di scrivere e di tenere aggiornato il blog, anche se ho preso degli impegni che non riesco a mantenere, anche se sono in ritardo (ed oggi ho pure fuso il pc a bottega). Continuo a bere, qualcosa di apprezzabile che poi, prometto, vi racconterò. Nel frattempo qualcosa è cambiato, è stato eletto il primo presidente nero degli Stati Uniti d’America, e dopo internet la nostra generazione ha vissuto un altro attimo che sarà raccontato nei libri di storia. Che strano periodo che stiamo vivendo, tutto e il contrario di tutto e tutto così veloce. Avrà delle belle gatte da pelare Obama, affarucci che non riguardano solo “loro”, ma che interesseranno anche noi: un periodo di depressione (economica e non solo) che si suppone sarà peggio di quella che colpì gli USA dopo il crollo di Wall Street del ’29. Pensate che la grande distribuzione americana è crollata del 20% nelle vendite (si è salvato solo il colosso Wall-Mart: quelli che più o meno schiavizzano i propri dipendenti senza permettere loro neanche la possibilità di tutelare i propri diritti attraverso il sindacato). Ah, a proposito, Carlin Petrini, all’ultimo Salone del gusto di Torino ha affermato che i contadini saranno il futuro e che la terza rivoluzione industriale sarà quella dell’energia pulita. Che c’entra? Un Presidente nero, il ritorno alle piccole botteghe, il futuro nelle mani dei contadini ed energia pulita. Avessimo ritrovato una coscienza?
Ah, si, da noi invece pare non cambi niente (clicca qui).
Beh, io speriamo che me la cavo e anche voi.

Per chi adesso ha bisogno di miti, Pink Floyd, Wish you were here, per gli altri, Rino Gaetano.

Nota: oggi Bramaterra dell’azienda Sella, nebbiolo in prevalenza del Nord-Piemonte, e Sagrantino di Adanti. Consigliati vivamente.

posted by Mauro Erro @ 23:16, , links to this post


Una sera con Susanna Crociani

È stato assolutamente istruttivo ascoltare Susanna Crociani parlare per più di due ore senza sosta ad un pubblico rapito dai suoi discorsi. Una lectio magistralis sul vino, non solo il suo, ma su un sapere contadino trasmessole da suo padre e da suo fratello, senza filosofia inutile e ricami che noi, comunicatori del vino siamo abituati a fare, ma con la naturalezza di chi non vede altro in quello che fa che una naturale conseguenza di un’educazione trasmessa. Per cui si è passati dall’amore per le botti a cui ha dato un nome ciascuna e conle quali spesso parla, alle dinamiche che esistono all’interno dei consorzi, fino alle guide del vino alle quali lei ha scelto di non inviare campioni (tanto il vino lo vende ugualmente). Una lezione di storia su Montepulciano, fatto anche di aneddoti divertenti e simpatici e battute da toscanaccia qual è. Insomma, il vino è buono, la persona meravigliosa: consiglio di andarla a trovare, visto che ha anche un agriturismo.
Di seguito le brevi note dei vini saggiati ed una piccola premessa. Quando un vino è naturale, buono, senza artifici, c’è poco da fare, annata peggiore o migliore sarà sempre un bel bere, e questo è stato l’elemento più istruttivo per chi è intervenuto alla serata. Inoltre, nello specifico, i vini di Susanna hanno mostrato un’eleganza al naso femminea, quasi rarefatta, che richiede un ascolto attento e concentrato, di contro al palato, una bevibilità sconquassante, fatta di acidità sostenute che invogliavano la beva. Svuotare calice e bottiglia è compito assai facile.

Vino Nobile di Montepulciano riserva 2000: caldo e accogliente. Al naso è il più disponibile ed immediato nel mostrarsi, giocando sui toni femminei di frutta e fiori. Al palato segue un’ottima corrispondenza. Semplice (non banale) e godurioso. Pronto il suo stato evolutivo.

Vino Nobile di Montepulciano riserva 2001: Al naso si mostra subito come il più mobile, cangevole ed affascinante di tutti. Oltre i fiori e la frutta gioca sui toni dell’affumicato, delle erbe officinali e delle spezie in un vorticoso dinamismo. Al palato è seta, che ti accarezza e scivola via lasciandoti una lunga persistenza. Ha tante cose da dire, adesso e nel tempo.

Vino Nobile di Montepulciano riserva 2003: al naso è quello più incerto, note fumè e di erba tagliata. Al palato, la solita facile beva, anche se non ha picchi di complessità tali da appagare il cavo orale. Bel vino, in ogni caso.

Vino Nobile di Montepulciano riserva 2004: sembra possa ripercorrere i sentieri del 2001. Maschio, cattivo, soprattutto al palato dove l’acidità è una lama e il tannino serrato. Il naso è bello, ma non ha espresso tutte le potenzialità che grazie al tempo diverranno rimandi, echi, profumi di assoluta grandezza. Gran vino in divenire.

Vino Nobile di Montepulciano 2005: rimandi floreali al naso, forse una certa diluizione al palato a conferma di un’annata così così, che dona però al vino una certa snellezza che facilita la beva.

Bang, bang, Nancy Sinatra.

posted by Mauro Erro @ 12:23, , links to this post






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